Centri Commerciali Naturali

L’unione fa la forza. Sembra essere questo il principio fondamentale su cui si basa la nascita dei Centri commerciali naturali in tutta Italia. A Palermo ce ne sono già sei e in molti comuni della Sicilia c’è la corsa all’accreditamento.

Il vantaggio principale sembra essere rappresentato dalla possibilità di accedere a contributi comunitari e regionali, motore principale del boom di adesioni in tutta l’isola. Le imprese che ne fanno parte potrebbero infatti ottenere finanziamenti per varie tipologie di spesa, dalle opere murarie dei locali all’informatizzazione.

Tutto parte dalla legge regionale numero 10 del 2005 che, all’articolo 9, si prefigge di “migliorare la fruibilità turistica nel territorio siciliano ed in particolare promuovere l’immagine e l’accessibilità dei centri storici e negli ambiti urbani a vocazione turistica”.

Lo stesso articolo parla con chiarezza del centro commerciale naturale come di un “insieme di attività terziarie private, fra loro vicine e comunque ricadenti in un ambito urbano definito”.
Una volta consorziate, queste attività avrebbero però anche l’onere di riqualificare l’immagine e migliorare la vivibilità urbana negli spazi in cui operano. In poche parole dovrebbero fare in modo che passeggiando per la città il cittadino si accorga dell’esistenza del centro commerciale naturale, percependo subito che qualcosa è cambiato al di là delle semplici migliorie delle singole attività.
Diversamente il consorzio non sarebbe altro che un escamotage per rifarsi il locale coi soldi pubblici.


Il senso del centro commerciale naturale è quello di mantenere l’identità delle attività commerciali del centro, minacciate dai nuovi centri commerciali nelle periferie. Una sorta di aggregazione per far fronte ai colossi.
A Castelvetrano l’iniziativa è partita dalla Nastasi Consulting e dallo studio Pipitone, inizialmente con la proposta di tre centri commerciali naturali: uno nel centro storico della città, uno nelle due borgate di Triscina e Selinunte e un altro nella zona commerciale e artigianale in contrada Strasatto. Ma quest’ultimo, comprendente anche i centri commerciali comunemente intesi, forse non sarebbe stato poi così naturale da poter ottenere l’accreditamento, e alla fine in consiglio comunale sono approdati solo gli altri due.
Qualche consigliere non ha condiviso il fatto di votare in tutta fretta una presa d’atto senza il tempo di poter approfondire di più la cosa e pare che non sia la prima volta che in consiglio molti si trovino ad esprimere il loro voto senza avere le idee proprio chiare.

Il Sindaco Gianni Pompeo però taglia corto: “Questa è una delibera che ha il compito di migliorare l’economia della nostra città e siccome ognuno si sciacqua la bocca dicendo che è qui nell’interesse supremo della collettività, allora faccia il suo dovere!”.
Dopo due sedute, la presa d’atto sui due centri commerciali naturali, uno nel centro storico di Castelvetrano e l’altro nelle due borgate, è passata a maggioranza e adesso il sindaco potrà chiedere l’accreditamento all’Assessorato Regionale Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca.
Le zone coinvolte però hanno delle caratteristiche abbastanza atipiche. Infatti il centro storico di Castelvetrano non si trova affatto soltanto nel “centro” geografico della città, ma l’attraversa da nord a sud per buona parte della sua lunghezza, dal viale Roma fino alla fine della via Garibaldi, coprendo una distanza superiore ai quattro chilometri.

Le due borgate, Triscina e Selinunte, dovrebbero costituire invece un unico grande centro commerciale “naturale” perché unite dal parco archeologico selinuntino. Ma ammesso che un giorno si inauguri davvero l’ingresso al parco dal lato di Triscina, in modo che i visitatori possano entrare anche da lì, la lunghezza complessiva del centro commerciale naturale si aggirerebbe intorno ai sei chilometri e mezzo. Per le borgate infatti non si è presa in considerazione alcuna zona ma sono state inserite entrambe per intero, formando un unico centro.

Certo, non ci sono dubbi che questi centri potrebbero davvero rappresentare una grossa boccata d’ossigeno per il commercio locale, funestato dalla crisi, ma prima che l’assessorato regionale valuti le condizioni di fattibilità, forse bisognerebbe sperare che il tentativo di non scontentare nessuno alla fine non finisca per scontentare tutti, visto che la legge parla di attività tra loro vicine e comunque ricadenti su un ambito urbano definito.

Egidio Morici
per L’isola, quindicinale di informazione della provincia di Trapani
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