bruno contrada - castelvetrano selinunteLo sostiene il legale difensore dell’ex funzionario del Sisde, in carcere malgrado gravissimi problemi di salute. “Scandaloso che non vengano concessi i domiciliari a Contrada, quando di questa misura hanno beneficiato anche ex terroristi “- dice l’avvocato Lipera.

La vicenda giudiziaria dell’ex poliziotto di ferro – così come era soprannominato Bruno Contrada ai tempi d’oro della sua carriera negli organigrammi del Sisde – è lunga e dolorosa, perlomeno umanamente parlando. Un processo lungo e discusso in cui Contrada era stato imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e che si è concluso con una condanna a dieci anni di reclusione.

Da quel momento per Contrada è iniziata la caduta libera verso uno stato di salute a dire poco precario. L’uomo – rispetto agli anni delle sue prime apparizioni al tribunale di Palermo – è ormai irriconoscibile, l’ombra di sé stesso.

Da che male Contrada sia affetto non è dato di sapere, ma certo è che è ridotto pelle e ossa e che sembra un ultra centenario.

Motivi questi che, in più riprese, hanno indotto i legali difensori a chiedere il differimento della pena per il loro assistito : differimento sempre respinto. Anche questo, l’ultimo in ordine di tempo e probabilmente anche l’ultimo in assoluto.

Il giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere ha infatti respinto l’ennesima richiesta di scarcerazione per gravi motivi di salute di Contrada, che e’ detenuto nel carcere militare campano per scontare una condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto annunciato ieri dallo stesso ex funzionario del Sisde questa sarebbe l’ultima richiesta di differimento della pena avanzata dall’ex ‘superpoliziotto’ per ‘motivi di dignita’ personale’.

Il legale di Contrada, l’avvocato Giuseppe Lipera, contesta vivacemente la decisione del giudice Della Pietra presa, sostiene, ‘sebbene esista un quadro clinico che fa letteralmente atterrire e impaurire’ ed esprimendo ‘il concetto che puo’ essere scarcerato solo il detenuto in coma irreversibile o malato assolutamente terminale’. Il penalista si chiede ‘come mai non puo’ essere scarcerato Contrada mentre gli arresti domiciliari per motivi di salute furono concessi a Erich Priebke, a Ovidio Bompressi prima della grazia e a Silvia Baraldini’.

Certo fa impressione sapere che lo stesso Erick Priebke a cui furono concessi i domiciliari, pur reo provato di genocidio, oggi sia addirittura interpellato a presiedere un concorso di bellezza. E forse dire che fa impressione è soltanto un eufemismo riduttivo: fa orrore.

Fa orrore perché, usando un parallelismo neanche tanto azzardato, sarebbe come mandare a Miss Italia Totò Riina: se non altro per il fatto che – avendo sposato una donna a suo tempo bellissima – sicuramente ha buon gusto in fatto di donne.

Si perché mettendo Riina e Priebke sui due piatti della bilancia il rischio è che la bilancia si rompa: il peso criminale di entrambi è infatti enorme. L’uno agiva per conto della mafia, l’altro per conto di un folle sterminatore di popoli con una nutrita schiera di proseliti. Ma vorrei scommettere le fortune che non ho sul fatto che i necrologi e le croci nei campi provocati dalle gesta del nibelungo Priebke sono di gran lunga superiori a quelle cagionate dalle azioni del nostrano Totò Riina.

Ma Totò Riina sta in carcere in regime di 41 bis e dunque il problema di sue partecipazioni a concorsi e defilèe non ce lo poniamo.

Ma Contrada? Chi ha ammazzato Bruno Contrada?

Chi ha mutilato? Chi ha torturato? Chi mai ha cremato il poliziotto Bruno Contrada?

Chi ha incaprettato? A chi ha fatto ” il cappotto di legno” o “le scarpe di cemento”?

Bruno Contrada non ha ergastoli sulle spalle ed è un uomo sofferente: questo in uno stato di diritto e sostanzialmente garantista dovrebbe bastare a dargli la possibilità di soffrire in casa propria. Specie in quello stesso stato di diritto in cui ci si sta organizzando per fornire uuna “cella matrimoniale” a Rosa Bazzi e Olindo Romano, massacratori a sangue freddo di 4 persone compreso un bimbo di due anni.

Ma dove si è mai sentita una cosa talmente vergognosa?

Come si può pensare di dare a due potenziali ergastolani la possibilità di vivere amorevolmente in una celletta linda e pulita con cuccetta matrimoniale e parallelamente di negare a Bruno Contrada di morire, se questo sarà l’epilogo del suo male, circondato dall’affetto dei figli?

Come fa la legge ad essere tanto diseguale?

Ho un ricordo personale di Bruno Contrada che risale a circa dodici anni fa, a quando cioè il suo processo era alle prime battute e veniva celebrato presso il Tribunale di Palermo.

Avevo assistito all’udienza e poi, una volta fuori dall’aula, ero visibilmente affaticata a causa del mio stato di gravidanza. Insieme agli altri cronisti mi avvicinai per porre a Contrada un paio di domande: mi attendeva una diretta telefonica con l’emittente presso la quale lavoravo all’epoca. Gli occhi del funzionario caddero sul mio ” pancione”. Mi ricordo le esatte parole che quell’uomo, ancora poco provato e perfettamente padrone di sé stesso, mi disse:

“Cosa ci fai lei qui… Vada fuori a godere del sole signora. Lei porta in sé la vita: le cose che riguardano me, qui dentro, sanno tutte di dolore e di morte. Non è un bel posto questo”.

Mi colpirono quelle parole e in quel momento mi convinsi che non poteva essere colpevole. Gli esiti giudiziari poi dimostrarono il contrario ma lo stesso ricordo gradevolmente quella persona che aveva dimostrato una sensibilità che i miei colleghi non avevano avuto, dato che continuavano a spintonarmi a dispetto del mio stato. Contrada invece si frappose tra me ed i colleghi che spingevano, facendo scudo. Mi sembrò un gesto di altri tempi. Un bel gesto del tutto spontaneo e fine a sé stesso, dato che non c’erano telecamere in giro e che quel gesto quindi non avrebbe commosso nessuno all’infuori di me.

Forse, anzi quasi sicuramente,un uomo che ha rispetto per una vita nel grembo di una sconosciuta e che la vita non l’ha mai tolta a nessuno avrebbe tutto il diritto di finire la propria nel letto di casa sua. O forse quella bilancia si è già rotta da tempo?

Chissà….

Alessandra Verzera
Direttore Responsabile – www.strettoindispensabile.it/overview