La Rai ha istituito un bando di gara con cui schedare i possibili evasori del canone. In tre anni le contestazioni recapitate sono state oltre un milione e 400mila con un mancato ricavo che si attesta intorno ai 600 milioni di euro.

Per recuperare almeno in parte questa cifra la Rai ha pubblicato un bando di gara con cui si affida a terzi la trattazione delle pratiche di riscossione.

Il processo di smaltimento delle contestazioni userà i dati presenti nelle banche dati dell’Agenzia delle Entrate, andando ad individuare tutte le utenze che hanno già ricevuto solleciti di pagamento ma che, per vari motivi, non hanno voluto pagare il canone.

Tempi duri quindi per gli evasori del canone Rai che fino a questo momento non potevano essere controllati fino in fondo: la Guardia di Finanza, più volte interpellata, non può infatti entrare nelle abitazioni e controllare l’effettiva presenza di un apparecchio televisivo.

L’unica arma a loro disposizione fino a questo momento è stato il controllo incrociato con la sottoscrizione di eventuali abbonamenti per la televisione a pagamento, in quel caso infatti la presenza di un apparecchio, e quindi di una violazione, è ovviamente palese.

Secondo un’analisi condotta da Krls Network of Businness Ethics sembra infatti che il canone Rai sia la tassa più evasa dagli italiani con punte che raggiungono l’87% in alcune regioni del Sud d’Italia.

La motivazione principale che ha portato a questa situazione riguarda in modo particolare come il canone viene percepito dalle famiglie: più come un abbonamento che come un tributo. A questo si aggiungono naturalmente le numerose contestazioni sulla qualità delle trasmissioni piuttosto che sull’obbligo di pagare per un servizio, a tutti gli effetti, non richiesto e in alcuni casi anche non utilizzato.

tratto da un articolo
di Elio Cogno
per ilfattoquotidiano.it