Buona PasquaAvrei il piacere di portarvi i miei più sinceri auguri per questa “triste” Pasqua, riportando le parole di una giovane castelvetranese che visita questo portale. E’ bello in questi incontrare amici che per lavoro o studio ormai abitano lontano dalla nostra cara terra!

Le parole di Matilde Titone..
“terra di bandidti di filosofi e di tante brave persone”
Amo dire che sono nata sotto i templi degli dei greci, tra il profumo del mare che si intreccia con quello dei gelsomini. Muretti a secco e pale di fichi d’india, sensuali e spinosi si offrono ai passanti. Esame di filosofia morale all’università la Sapienza di Roma, Nietsche. Contesto i miei professori ed uno dei due guarda la mia carta di identità, poi si rivolge all’altro e dice, lascia perdere è un osso duro, è nata a Castelvetrano terra di banditi e di filosofi.

Catelvetrano la ricordo sempre in agosto quando tornavo per le vacanze estive. Arrivavamo stanchi e accaldati, la zia ci aspettava sul balcone emozionata, si ripeteva la scena ogni anno. Friggevano melanzane e si aprivano angurie rosse come il fuoco, dolci da far venire il diabete. La villa offriva un angolo di frescura in quell’arsura agostana. Era una festa, arrivavano i cugini di Roma. La chiesa del Santo Padre era sempre lì, austera ed antica ci dava il benvenuto. Salivo gli scalini della casa della zia, lei mi abbracciava forte ed io ritrovavo il calore umano che a Roma non sentivo, mi mancavano le mie zie i miei zii i cugini, ero piccola ma terribilmente disperata in quella Roma così ostile.

Quando attraversavamo lo stretto e quando ancora lo attraverso pensavo ed ancora penso, dopo tanti anni: sona a casa. Un senso di gioia mi invadeva e mi invade a tutt’oggi. Strade assolate e vuote, sono tutti al mare. Ecco viale Roma, qui sono nata, forse era già un destino che andassi via. I ricordi ritornano, le passeggiate per il corso, fino alla porta della città, con i miei genitori, giovani e belli che tutti salutavano con simpatia. Mio padre era amico di tutti, uomo amato e rispettato per la sua grande generosità e bontà. Mia madre, bellissima ragazza mora, alta, magra, con gli occhi diffidenti delle siciliane, imponeva rispetto a chiunque osasse guardarla.

Andavamo dalla zia Anna, nella casa di sua madre, un terrazzo pieno di fiori e di una miriade di farfalle colorate, bastava che alzassi le mie piccole mani e ne prendevo un mucchio, ma poi mi fermavo per non rovinare il loro stupendo volo. Zio Pino mi portava con la sua bellissima gilera al mare, sotto i templi giganteschi ci si bagnava in acque limpide, fredde, ristoratrici dell’afa. Dune dorate dune di sabbia si stendevano guardando verso Triscina, era il deserto della Tunisia era Africa. Profumi intensi. Gli olivi tutti in fila, saldi e ben piantati in una terra pietrosa, dura che trasuda fatica. Vitigni bassi di uva che darà vino forte corposo.

Ecco l’albero dei gelsi, di cui vado pazza, affondo le mani nella polpa zuccherina tingendomi di rosso. Quei templi mi sembravano così severi, pensavo li avessero costruiti dei giganti, giocavo tra le colonne scannellate, tra i poderosi massi muovevo i miei primi passi. La sera le stradine di Selinunte erano piene di gente, famiglie con il gelato in mano ed io iniziavo ad amoreggiare nel brulichio del passeggio serale. Ero la romana,corteggiata da tutti i ragazzi che sognavano la straniera bionda e con gli occhi azzurri. Ma io ero solo la bambina di Castelvetrano, terra di bandidti di filosofi e di tante brave persone, che con la sola forza delle loro braccia e della loro intelligenza,tiravano avanti in un paese difficile,si affacciavano ad un Italia lontana. Castelvetrano è la mia terra, vi prego non distruggetela non buttatela via è un patrimonio dell’umanità.