Ieri mattina, poliziotti e carabinieri hanno fatto irruzione in un casolare nelle campagne di Castelvetrano.

L’indicazione sul presunto covo era arrivata qualche giorno fa dai vertici dei servizi segreti, e sembrava precisa, come quelle che hanno permesso negli ultimi tempi gli arresti di altri latitanti eccellenti di Cosa nostra, da Giuseppe Falsone a Gerlandino Messina.

Il blitz è scattato in grande stile nella storica roccaforte dell’ultimo superlatitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Ieri mattina, prima dell’alba, carabinieri e polizia hanno circondato una masseria, che si trova nelle campagne a una decina di minuti dal centro abitato. Il via libera per l’operazione è arrivato dai magistrati della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che coordinano le indagini su Messina Denaro. Sono stati momenti di grande tensione, l’irruzione è durata una manciata di minuti. Ma di Matteo Messina Denaro non si è trovata traccia in quel casolare disabitato, e nemmeno nelle zone circostanti.

Eppure, era arrivata un’indicazione precisa su quella masseria. Repubblica è in grado di rivelare che l’indicazione era anche “qualificata”, perché era stata trasmessa pochi giorni fa a polizia e carabinieri dai vertici dell’Aisi, ovvero dai servizi segreti.

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