immigrazione

fonte foto. diocesimazara.eu

Non hanno nome, l’età presunta l’ha ricostruita la pediatra. Non parlano ma nei loro occhi si legge la paura per quello che hanno vissuto e perchè non hanno più accanto i loro genitori.

Sono due gemellini di meno di 3 anni, una femmina e un maschio, e il loro fratellino più piccolo che avrà sì e no dieci mesi. Sono tre dei sei bambini siriani sbarcati domenica mattina a Porto Empedocle dalla nave Libra, tra i naufraghi di venerdi scorso ripescati nel mare tra Malta e Lampedusa. Dei loro genitori non si sa nulla, se siano anche loro tra i migranti salvati e ora si trovino in una struttura di prima accoglienza di Lampedusa o di Malta, o se siano finiti in fondo al mare del Canale di Sicilia, tra le vittime del naufragio, 36 quelle ripescate ma potrebbero essercene ancora 150 di cui non si sa nulla.

Sul pattugliatore Libra non si sono mai staccati l’uno dall’altro: «I due più grandi – racconta il comandante della nave militare, Catia Pellegrini – hanno fatto tutto il viaggio proteggendo il più piccolo e all’inizio non permettevano a nessuno di avvicinarsi». Sono i bambini che hanno fatto scendere le lacrime ai marinai della Libra e che hanno indotto due sottufficiali e un ufficiale a rendersi disponibili all’adozione. Ma i tre fratellini, come altri tre bambini di 5, 3 e 2 anni, al momento sono «minori non accompagnati» per i quali la questura di Agrigento si è messa alla ricerca dei familiari: «Un’associazione che ha sedi a Malta e Lampedusa ha le loro foto e sta cercando tra i naufraghi qualcuno che li conosca – dice l’ispettore capo Maria Volpe, dell’ufficio minori della questura di Agrigento – speriamo che siano ancora vivi».

I sei bambini sono stati portati all’Istituto Walden di Menfi, una struttura specializzata nell’accoglienza di minori, nella speranza che possano presto riabbracciare le loro mamme e i loro papà. I tre fratellini li hanno messi tutti in una stanzetta: il piccolo, che ha un po’ di febbre, in una culla, i fratellini in due lettini uno accanto all’altro: «Ma hanno dormito poco – racconta il coordinatore della struttura, Michele Buscemi – hanno pianto molto; quando sono arrivati, domenica sera verso le 19, erano spaesati e impauriti. Hanno dormito un po’ ma poi si sono svegliati e piangevano; soffrono tanto anche se i nostri animatori cercando di distrarli facendoli giocare sul prato o con i giocattoli che abbiamo».

La struttura è di prim’ordine, come sottolineano dalla questura di Agrigento che solo quest’anno ha provveduto alla sistemazione di 958 migranti minorenni non accompagnati. Ma fosse anche la migliore del mondo, non potrà certo bastare a sostituire il calore di una famiglia: «Sono bambini bellissimi, con quegli occhi verdi e quegli sguardi così intensi – dice ancora l’ispettore Volpe – e vedere i miei colleghi della Squadra mobile, omoni alti due metri che ne hanno viste di tutti i colori, l’altro giorno al porto commuoversi, prodigarsi per farli stare meglio, dar loro patatine e giochini, chiedere di poterli adottare, è stata una scena che non potrò mai dimenticare. Quella di domenica per me è stata una giornata pesantissima».

Ora si spera che la ricerca dei genitori dia i suoi frutti. Altrimenti per i tre gemellini senza nome si aprirà la strada dell’adozione. «Ma io voglio ancora sperare – dice ancora la funzionaria di polizia – nel 2006 riuscimmo a trovare la mamma di un bambino dopo due mesi. Lo spero tanto davvero. Ho visto di tutto in questi anni di assistenza ai bambini migranti, ma gli occhi di quei tre fratellini non potrò mai più dimenticarli».

di FABIO ALBANESE
per LA STAMPA