Ho provato davvero una bellissima emozione leggendo un articolo di questa mattina su “La Stampa”. Un signore di Savona di 61 anni, Giovanni Garulla, conosciuto da tutti come Giancarlo, di professione bidello che, a poche settimane dalla pensione, ha voluto fare un regalo ai bambini della scuola elementare in cui ha lavorato per 18 anni. Ha ridipinto a sue spese aule e corridoi

E’ questa l’Italia che vogliamo, fatta di belle persone, di altruismo e rispetto, di lavoro e famiglia. Grazie Giancarlo, grazie di vero cuore.


Un pomeriggio di tarda primavera ha guardato quelle pareti scrostate su cui maestre e bambini volenterosi avevano appeso i loro disegni, le loro ricerche, i loro collage per imparare a leggere, far di conto o studiare la storia e l’inglese e ha scosso la testa: non va bene, così non va proprio bene. Ha appeso il suo grembiule ed è andato nel colorificio più vicino, dove ha preso un po’ di chili di vernice e qualche pennello. Ha fatto la cosa che più gli sembrava logica, ha ridipinto la scuola, il suo posto di lavoro. E sarebbe bello se questa piccola storia non avesse in sé nulla di straordinario, ma in un’Italia nella quale a fare il proprio dovere si corre il rischio di essere chiamati eroi, che succede a chi va oltre quelle che sono le sue normali mansioni? Può capitare che il sindaco ti chiami per darti un premio e che i giornalisti si affrettino a raccontare questa vicenda.

Il protagonista è un signore savonese di 61 anni, Giovanni Garulla, conosciuto da tutti come Giancarlo, di professione bidello che, a poche settimane dalla pensione, ha voluto fare un regalo ai bambini della scuola elementare in cui ha lavorato per 18 anni.

Lo scorso giugno, approfittando di aule e corridoi liberi, si è rimboccato le maniche, ha preso vernice e pennello e ha dipinto le pareti della scuola elementare Mignone, nel quartiere di Legino, periferia savonese. Chiamatelo senso del dovere e senso civico, per Giancarlo Garulla la motivazione è semplice quanto la bellezza del suo gesto: «Non mi è mai piaciuto stare senza far niente». Ovvio, no? C’è bisogno di me e io mi attivo. Non fa una piega: altro che banalità del male, questa è la banalità del bene. O forse dell’ovvio. Già si era letto di genitori che si autotassano e si improvvisano imbianchini per dare una rinfrescata alla scuola frequentata dai loro figli, ma qui siamo davanti a un gesto di puro altruismo, di affetto per il proprio posto di lavoro e per i suoi piccoli frequentatori. Con buona pace di tutti i denigratori dei lavoratori pubblici, gli accusatori di quelli lì capaci solo di prendere lo stipendio e battere la fiacca. Ma quando mai? Sembra aver risposto loro Garulla quando ha preso in mano il pennello. Al buon Giancarlo non interessano i riflettori che si sono accesi su di lui e pare anzi sorpreso di sentirsi chiedere com’è andata, che ha pensato, perché lo ha fatto: «Che c’è di strano? Ho fatto solo quello che mi sembrava giusto, non pensavo mica di fare qualcosa di straordinario».

Il sindaco di Savona, Federico Berruti, che è venuto casualmente a conoscenza di questa storia ha spedito una lettera a casa Garulla e lo ha invitato in municipio per ringraziarlo personalmente e consegnargli un premio. Così, ieri, il bidello-imbianchino si è presentato in Comune con la moglie al suo fianco, ha sorriso e stretto mani agli amministratori: «Non me lo aspettavo proprio – ha commentato -. Sono davvero orgoglioso».

tratto da un articolo di Roberto Pavanello
per LA STAMPA