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> <channel><title>Castelvetrano Selinunte // Scoprirla &#38; Viverla &#187; Rino Giacalone</title> <atom:link href="http://www.castelvetranoselinunte.it/author/rino-giacalone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.castelvetranoselinunte.it</link> <description>Portale Informativo turistico-culturale sul territorio di Castelvetrano Selinunte - Sicilia - Articoli - Strutture Turistiche - Aziende - Forum - Blog - Nocellara del Belice - Pane Nero</description> <lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 22:33:00 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>La rotta che porta la &#8221;munnizza&#8221; da Napoli ad Alcamo</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-napoli-alcamo/10106/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-napoli-alcamo/10106/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Jul 2011 15:34:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[alcamo]]></category> <category><![CDATA[campania]]></category> <category><![CDATA[munnizza]]></category> <category><![CDATA[napoli]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category> <guid
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href="http://castelvetranoselinunte.it/rifiuti-napoli-alcamo/10106/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/immondizia-napoli-alcamo.jpg" alt="" title="immondizia napoli alcamo" width="580" height="191" /></a><p
style="padding:5px;">Chissà perchè senza accordi scritti a livello politico ogni giorno incredibili quantità di rifiuti lasciano la <strong>Campania per arrivare in Sicilia?</strong> Anche ad Alcamo.</p><p
style="padding:5px;">A chiederselo sono due sindaci, quello di Napoli, <strong>Luigi De Magistris</strong>, da poco eletto primo cittadino della città partenopea, e anche quello di Alcamo, <strong>Giacomo Scala</strong> che pare ha più volte bussato alle porte della presidenza della Regione Sicilia per sapere qualcosa di più, ma non raccogliendo risposte</p> ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/immondizia-napoli-alcamo-180x180.jpg" alt="" title="immondizia napoli alcamo" width="180" height="180" class="alignleft size-thumbnail wp-image-10107" />Chissà perchè senza accordi scritti a livello politico ogni giorno incredibili quantità di rifiuti lasciano la <strong>Campania per arrivare in Sicilia?</strong> Anche ad Alcamo.</p><p>A chiederselo sono due sindaci, quello di Napoli, <strong>Luigi De Magistris</strong>, l’ex pm, parlamentare europeo, da poco eletto primo cittadino della città partenopea, e anche quello di Alcamo, <strong>Giacomo Scala</strong> che pare ha più volte bussato alle porte della presidenza della Regione Sicilia per sapere qualcosa di più, ma non raccogliendo risposte, se non la conferma che l’assessorato regionale Territorio ed Ambiente nulla conosce di quanto accade.</p><p><strong>Il sindaco di Napoli si è posto la domanda</strong> anche nell’ambito di un altro scenario, che è quello che in generale l’emergenza rifiuti a Napoli è provocata per «ingrassare» e «ingrossare» la malavita e le casse della camorra. A Trapani un decennio addietro un capo mafia del calibro di Vincenzo Virga a proposito di rifiuti andava dicendo, all’epoca era la sua impresa che gestiva l’impianto di riciclaggio della «monnezza» di contrada Belvedere, «trase munnizzia ed esce oro», oggi l’affare non è cambiato, in Sicilia come in Campania.</p><div
style="float: right; display: block; margin: -10px 0 7px 12px; padding: 0;"><script type="text/javascript">// 
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/> <script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript"></script></div><p>Secondo le notizie fornite alla stampa dal sindaco De Magistris «<strong>ogni giorno partono da Napoli per la Sicilia 200 tonnellate di rifiuti</strong>, senza che sia stato sottoscritto un accordo tra la Regione Campania e la Regione Sicilia, e questo nonostante sia in vigore la delibera del Tar Lazio che vieta i trasferimenti di rifiuti da Regione a Regione, in assenza di un accordo tra le due istituzioni». I rifiuti vanno in Sicilia grazie a un accordo tra la Sapna, la Società della Provincia di Napoli che si occupa di rifiuti e «che ha rapporti chiacchierati con imprese e imprenditori legati al presidente della Provincia», Luigi Cesaro, Pdl, e un&#8217;associazione temporanea di imprese la cui capofila è l&#8217;azienda dell’alcamese Vincenzo D&#8217;Angelo, un nome ricorrente nelle cronache giudiziarie a proposito di tutela ambientale e non solo, più volte sotto indagine ha anche una condanna a sette mesi per trattamento illecito di rifiuti.</p><p><strong>Si parla di un appalto per circa 138 milioni di euro.</strong> D’Angelo è stato più volte oggetto di indagini e di sequestri delle sue aziende alcamesi, una la più importante è la Sirtec, azienda che dovrebbe trasformare i rifiuti, presso la stessa impresa raccoglie il percolato delle discariche che poi dovrebbe smaltiere negli impianti specialistici. Il suo nome è uscito anche (perché intercettato) in una indagine di mafia, e ancora nelle indagini a proposito dello smaltimento dei residui di lavorazione provenienti dal porto di Trapani ai tempi della Loui Vuitton Cup del 2005, le gare preliminari alla Coppa America. In una notte portò via dal porto una incredibile quantità di materiali, qaulche ora prima ad un amico carabiniere aveva fatto vedere il decreto in tutta fretta firmato dall’allora prefetto Finazzo. Potrebbe esserci un legame tra questa attività e la presunta corruzione di un sottufficiale dei carabinieri, quest’ultimo denunciato da un altro suo collega per una mazzetta da 5 mila euro presa da D’Angelo. L’imprenditore alcamese non ha potuto che ammettere la circostanza dicendo però che quello era un prestito, pur precisando in Tribunale dove è stato sentito che quel prestito lui ben sapeva che mai sarebbe rientrato.</p><p><strong>Tornando all’affare rifiuti di oggi.</strong> «Abbiamo cercato di capire di più su quanto accade, su cosa viene trasportato qui ad Alcamo, di che genere di rifiuti si tratti &#8211; dice il vice sindaco di Alcamo on. Massimo Fundarò &#8211; ma ci è stato sempre genericamente detto che è tutto è apposto, che non si tratta di rifiuti solidi urbani, ma di rifiuti speciali». Al sindaco di Napoli risulterebbe invece che a viaggiare è proprio la «spazzatura raccolta dalle strade» infilata dentro le famose «balle» più volte inquadrate dai servizi televisivi.<br
/> La questione è stata posta anche all’attenzione della Provincia regionale di Trapani che ha i compiti di vigilanza, ma così come accaduto in passato, per altre questioni relative allo stesso imprenditore D’Angelo (titolare della Sirtec), l’amministrazione provinciale è rimasta in silenzio. E i rifiuti continuano a viaggiare.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per <a
target="_blank" href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/34858/48/">Antimafia Duemila</a></p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=10106&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-napoli-alcamo/10106/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Margherita Asta non è più &#8220;Libera&#8221;</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/margherita-asta-non-e-piu-libera/8948/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/margherita-asta-non-e-piu-libera/8948/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 May 2011 20:55:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Sociale]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=8948</guid> <description><![CDATA[<a
href="http://castelvetranoselinunte.it/margherita-asta-non-e-piu-libera/8948/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/matrimonio-margherita-asta-3.jpg" alt="" title="matrimonio margherita asta" width="470" height="177" style="margin:0 0 7px 0;" /></a> Ieri, <strong>30 aprile 2011</strong> abbiamo vissuto un momento di  gioia che non so quanti di noi avevano messo nell’agenda della loro vita, ma se ci siamo stati il merito è di chi non c’è più di Barbara, Salvatore e Giuseppe, di Nunzio e tanti altri]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/margherita-asta-non-e-piu-libera/8948/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/matrimonio-margherita-asta-3.jpg" alt="" title="matrimonio margherita asta" width="470" height="177" /></a></p><p>Ieri, <strong>30 aprile 2011</strong> abbiamo vissuto un momento di  gioia che non so quanti di noi avevano messo nell’agenda della loro vita, ma se ci siamo stati il merito è di chi non c’è più di Barbara, Salvatore e Giuseppe, di Nunzio e tanti altri, che hanno trasmesso a noi, come non sappiamo, la forza di reagire e cercare anche per loro conto il riscatto, di costruire nuovi percorsi, di ripulire dal sangue le nostre strade per lastricarle di speranze.</p><p>Il merito è stato anche di chi c’è e di chi è rimasto in  prima linea, <strong>come Margherita</strong>, che ha condiviso la sua forza interiore, quella forza che<strong> la mafia non voleva che venisse fuori</strong> perché preferiva il lutto e il dolore avvolgente, la rassegnazione.</p><p>Noi siamo più forti e noi vinceremo molti o pochi che saremo perché questo è quello che ci tocca fare perché mai esistano morti invano. Perché deve essere la bellezza a primeggiare che non è solo la bellezza fisica o quella che <strong>nelle nostre città è fatta dal mare e dal sole</strong>, dalle campagne e dai suoi colori, dall’arte antica e dalla grande storia che ci circonda o dal lavoro delle donne e degli uomini e dal vociare allegro dei bambini, ma è fatta anche dall’essere del volere essere caparbiamente contro la mafia, la bellezza è anche l’antimafia che vuole significare libertà.</p><p><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/matrimonio-margherita-asta-2-600x398.jpg" alt="" title="matrimonio margherita asta 2" width="600" height="398" class="alignleft size-medium wp-image-8950" /></p><p><strong>Questa è la nostra terra dove siamo cresciuti</strong>, dove stanno crescendo i nostri figli ed i nostri nipoti e che resterà terra nostra anche se ci dovesse capitare di allontanarcene. Perchè è qui che i nostri destini hanno avuto inizio e avranno il loro compimento. Anche quando non ci saremo più e passeremo il testimone della vita ai nostri figli che mai dovranno sentirsi chiedere &#8220;a chi appartenete&#8221;. Perchè un giorno dovrà essere davvero rilevante <strong>l&#8217;essere più bravo rispetto agli altri</strong>, l&#8217;essere pulito, onesto,il sapere fare il proprio mestiere, e non come accade oggi dove l&#8217;unica cosa rilevante che chiede questa società è quella dell&#8217;appartenenza, se fai parte di una casta o di un tribù, sennò non conti nulla, come spesso ci ricordava Mauro Rostagno, attento lettore delle vicende trapanesi.</p><p><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/matrimonio-margherita-asta-600x314.jpg" alt="" title="matrimonio margherita asta" width="600" height="314" class="alignleft size-medium wp-image-8951" /></p><p><strong>Il matrimonio di Margherita ed Enrico</strong>, la costruzione di una nuova famiglia, il realizzarsi di quella che don Luigi Ciotti ha chiamato la &#8220;curva&#8221; della vita, che unisce in un disegno di amore Parma a Trapani, è oggi il regalo più bello che loro fanno alla loro comunità di parenti e amici che aspettano il giorno in cui potere dire di vivere in una società più giusta, senza ingiustizie e senza la mafia e sanno che su questa strada Margherita ed Enrico assieme a don Luigi Ciotti non potranno che continuare ad essere le guide di tutti NOI.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per <a
target="_blank" href="http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=34031&#038;Itemid=48">AntimafiaDuemila</a></p><p><strong>Le foto sono state fornite dal Presidio di Libera Castelvetrano</strong></p><blockquote><p>Il  Sindaco della città di Castelvetrano, <strong>Dr. Gianni Pompeo</strong>, appresa la notizia del matrimonio di Margherita Asta ha voluto rivolgere un pensiero augurale alla neo-sposa: “  Voglio formulare un sentito augurio a <strong>Margherita ed al marito Enrico</strong> perché la gioia provata in questo giorno possa propagarsi anche negli anni a venire- afferma Pompeo- in un  momento di così grande giubilo non può non aumentare la rabbia perché il giorno più bello della  vita di questa giovane coraggiosa sia stato purtroppo macchiato dall’assenza della madre Barbara,  dei fratellini Salvatore e Giuseppe uccisi dalla mafia- continua il sindaco- ma la grande determinazione e la di voglia di lottare di Margherita debbono diventare una preziosa lezione di vita per tutti i siciliani che vogliono  il riscatto della nostra terra”</p></blockquote> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=8948&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/margherita-asta-non-e-piu-libera/8948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Messina Denaro pensava di distruggere il parco archeologico di Selinunte</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/messina-denaro-pensava-di-distruggere-il-parco-archeologico-di-selinunte/7814/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/messina-denaro-pensava-di-distruggere-il-parco-archeologico-di-selinunte/7814/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Feb 2011 00:37:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=7814</guid> <description><![CDATA[Abbiamo rischiato di perdere uno dei patrimoni artistici più importanti non solo della Sicilia, ma del mondo intero. Il parco archeologico di Selinunte era finito nel 1993 nell’elenco preparato dalla mafia assassina e stragista era uno dei possibili «siti» da colpire perché così pensava la mafia siciliana di prepararsi a contrattare con il nuovo che avanzava nella politica tutta una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo rischiato di perdere uno dei <strong>patrimoni artistici più importanti non solo della Sicilia</strong>, ma del mondo intero. Il parco archeologico di Selinunte era finito nel 1993 nell’elenco preparato dalla mafia assassina e stragista era uno dei possibili «siti» da colpire perché così pensava la mafia siciliana di prepararsi a contrattare con il nuovo che avanzava nella politica tutta una serie di cose.</p><p><strong>L’idea di mettere un paio di bombe</strong> dentro al parco archeologico di Selinunte guarda caso era venuta all’attuale latitante <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, il «boss» adorato dai suoi complici, quasi «venerato», non avrebbe avuto incertezze nel pensare di mandare all’aria secoli e secoli di storia e compiere il maggiore danno alla sua terra che avrebbe mai potuto compiere dopo le decine e decine di morti ammazzati seminati per le strade del Paese . La rivelazione circa la preparazione di questo attentato è contenuta agli atti della sentenza pronunciata a Firenze già da qualche tempo a proposito delle stragi del 1993 di Roma, Milano e Firenze per l’appunto, quelle che recano la firma di Matteo Messina Denaro.<br
/> Il boss, ricercato dal giugno 1993, 49 anni da compire ad aprile, condannato per decine di delitti, per essere mandanti di stragi, ma anche per impersonare oggi la mafia diventata impresa, non aveva avuto remore a individuare un sito di «casa sua» per alzare il tiro contro lo Stato.</p><p><strong>A parlare di questo attentato</strong> che poi non si fece è stato l’ex boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca. Ma in quella sentenza si legge anche altro, e cioè che la stagione delle stragi fu concordata nel 1991 durante una riunione tenutasi a Castelvetrano, presente il capo dei capi Totò Riina. «Il programma che io conoscevo per il 1993 &#8211; spiegò Brusca &#8211; era quello di compiere gesti dimostrativi: si parlava di spargere siringhe infette dall’Aids sulle spiagge di Rimini o infettare brioches nei supermercati, volevamo mettere in ginocchio il turismo, ma senza fare danni, poi tutto è stato stravolto». «Qualche particolare sulle stragi &#8211; sostiene Brusca &#8211; l’ho appreso in seguito da Matteo Messina Denaro, che partecipò a quegli attentati. Mi disse che gli obiettivi erano stato individuati sui depliant turistici. In Sicilia era stato ipotizzato anche un attentato ai Templi di Selinunte, ma poi andarono avanti solo gli attentati sul continente».<br
/> La stagione delle stragi non vide estranea per niente la mafia trapanese che se oggi mantiene un suo ruolo preciso non è solo perchè suo capo è il latitante Matteo Messina Denaro, ma perchè probabilmente mantiene legami forti con i «poteri» occulti che girano attorno al mondo politico ed istituzionale se non addirittura sono dentro alla politica e alle istituzioni. Gli stessi poteri dei quali diversi magistrati parlano a proposito del fatto che «Messina Denaro riesca ancora a sfuggire alla cattura».</p><p><strong>Tra i risvolti delle indagini sulle stragi</strong> quello che il camion che dal trapanese portò a Roma il tritolo degli attentati esiste ancora, ma viene usato lontano dall’Italia, «è finito nello Yemen». Mentre a guidarlo da Castelvetrano fino a Roma furono i mazaresi Consiglio, Giovanbattista e suo figlio, il tritolo era nascosto dentro una intercapedine realizzata dal lattoniere di Castellammare Gino Calabrò, l’uomo che compare anche sulla scena della strage di Pizzolungo del 1985, che uccise senza pietà, con Brusca, il capitano Paolo Ficalora, che doveva premere il timer per fare strage di poliziotti e carabinieri allo stadio olimpico di Roma in una di quelle domeniche pericolose del 1993. Per fortuna l’innesco non funzionò, ma dovette funzionare qualcos’altro, perché quell’attentato, che seguiva quelli messi a segno a Roma, Milano e Firenze, venne cancellato dall’elenco delle cose da fare scritto dalla mafia, la Lancia Thema imbottita di tritolo venne rimossa dai mafiosi che chiamarono apposta un carro attrezzi e una volta svuotata dell’esplosivo venne rottamata.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per Antimafia2000</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=7814&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/messina-denaro-pensava-di-distruggere-il-parco-archeologico-di-selinunte/7814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;omicidio del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/omicidio-sindaco-di-castelvetrano-vito-lipari/7348/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/omicidio-sindaco-di-castelvetrano-vito-lipari/7348/#comments</comments> <pubDate>Sat, 15 Jan 2011 15:13:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Vito Lipari]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=7348</guid> <description><![CDATA[Una interminabile ferita lunga 43 anni. Un solco rimasto non colmato, sporco anche di sangue, quello dei morti ammazzati, «solco» segnato da scandali più o meno risolti o rimasti avvolti nel mistero, come certi omicidi. Oggi i sindaci hanno scelto la via del «silenzio», adeguandosi, hanno spiegato al «silenzio» che impera a Roma a proposito di Belice. Ma il «silenzio» [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
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src="http://castelvetranoselinunte.it/files/vito-lipari-letizia-battaglia.jpg" alt="" title="vito lipari letizia battaglia" width="470" height="151"  /></a></p><p><strong>Una interminabile ferita lunga 43 anni</strong>. Un solco rimasto non colmato, sporco anche di sangue, quello dei morti ammazzati, «solco» segnato da scandali più o meno risolti o rimasti avvolti nel mistero, come certi omicidi.</p><p>Oggi i sindaci hanno scelto la via del «silenzio», adeguandosi, hanno spiegato al «silenzio» che impera a Roma a proposito di Belice. <strong>Ma il «silenzio» c&#8217;è da tempo</strong>, ed è quello che ha circondato gli intrallazzi, gli affari illeciti, gli scandali ed i delitti. Come quello dell&#8217;ex sindaco di Castelvetrano <strong>Vito Lipari</strong>, ucciso il 13 agosto del 1980. Per il suo delitto sono stati condannati gli esecutori, ma sono rimasti sconosciuti mandanti e movente.<br
/> <span
id="more-7348"></span><br
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/> <script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js"></script></p><p><strong>Mauro Rostagno</strong> dagli schermi di Rtc non perdeva una sola delle udienze del primo processo per il delitto Lipari, quello che vedeva imputato il capo mafia di Mazara Mariano Agate; fu durante una pausa di una udienza di questo dibattimento che Agate mandò a dire, da dentro la gabbia, che Rostagno «doveva dire meno minchiate» sul suo conto. Qualche mese dopo Rostagno fu ucciso.</p><p><strong>Una delle piste del delitto Lipari</strong> conduce ad un «segnale» (di morte) mandato dalla cupola di Cosa Nostra alla &#8220;famiglia&#8221; degli esattori Salvo ai quali Lipari, esponente di punta della Dc, primo dei non eletti alla Camera, era «politicamente» legato. Un&#8217;altra traccia conduce al «sacco» del Belice, a quella parte del piano di ricostruzione che riguardava la zona di Castelvetrano, individuato sulle carte della ricostruzione come IV comprensorio, interessava 10 Comuni e 80 mila ettari. Ci sarebbero state due planimetrie, una quella ufficiale, l&#8217;altra quella voluta dai «mammasantissima», terreni sui quali non si doveva costruire, si è invece costruito, terreni che così hanno preso grande valore.</p><p><strong>Cosa c&#8217;entra il sindaco Lipari ammazzato dalla mafia in tutto questo?</strong> Pare che lui fosse in possesso delle due cartografie, quindi ucciso perchè risultato per la mafia «troppo informato di cose che non doveva sapere». Oppure diventato un «complice» ingombrante. Difficile tanti anni dopo avere la verità, il «silenzio» anche in questo caso ha fatto sparire tutto, quelle cartografie, assieme alla memoria e al ricordo.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per Antimafia Duemila</p><p><em>Foto: Letizia Battaglia </em></p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=7348&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/omicidio-sindaco-di-castelvetrano-vito-lipari/7348/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rimosse le microcamere per cercare Messina Denaro</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/rimosse-le-microcamere-per-cercare-messina-denaro/7236/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/rimosse-le-microcamere-per-cercare-messina-denaro/7236/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Jan 2011 13:51:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=7236</guid> <description><![CDATA[E’ un episodio tutto da chiarire, per adesso non ci sono elementi certi con collegamenti al boss latitante Matteo Messina Denaro o a qualcuno dei suoi favoreggiatori, ci sono però due clamorosi arresti che suscitano inquietudine e fanno capire in che maniera un capo mafia latitante possa restare latitante, per 17 anni come è nel caso del boss belicino. La [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/rimosse-le-microcamere-per-cercare-messina-denaro/7236/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/cimici-castelvetrano.jpg" alt="" title="cimici castelvetrano" width="470" height="139" /></a></p><p>E’ un episodio tutto da chiarire, per adesso non ci sono elementi certi con collegamenti al boss latitante <strong>Matteo Messina Denaro</strong> o a qualcuno dei suoi favoreggiatori, ci sono però <strong>due clamorosi arresti</strong> che suscitano inquietudine e fanno capire in che maniera un capo mafia latitante possa restare latitante, per 17 anni come è nel caso del boss belicino.</p><p><strong>La Procura antimafia di Palermo</strong>, i pm Marzella e Guido, hanno chiesto e ottenuto dal gip Michele Alaimo l’arresto di due tecnici specializzati nella collocazione di <strong>&#8220;cimici&#8221; e &#8220;video camere&#8221;</strong> di quelle impiegate per le classiche intercettazioni. Sono il messinese Vincenzo Portali di 33 anni, titolare di una società specializzata in questo campo, e un suo dipendente, il mazarese Michele Messina, di 30 anni.<br
/> <span
id="more-7236"></span><br
/> Sono accusati di furto, con l’aggravante di avere favorito Cosa Nostra. Sono stati arrestati dai Ros dei carabinieri. In sostanza loro non avrebbero collocato delle video camere, come sono specializzati fare, ma ne avrebbero rimosse tre, poste su luoghi di Campobello di Mazara, nel trapanese, strategici secondo la Procura antimafia di Palermo a proposito delle ricerche del boss. Le telecamere erano puntate sulle abitazioni di Franco Luppino, il famoso zio Franco che teneva i contatti tra le cosche di Messina Denaro e i Lo Piccolo quando questi erano latitanti, e sulla casa di Salvatore Messina Denaro, il fratello del latitante. Tre telecamere rimosse attorno al settembre del 2008.</p><p>La scoperta è stata fatta dai carabinieri che di colpo videro interrompersi i collegamenti per poi riprendere da tutt’altra parte, l’errore degli arrestati quello di usare le originarie schede collocate nelle telecamere rubate poi in loro attrezzature. Non c’entra la concorrenza sleale tra società specializzate nelle intercettazioni, non c’entra la volontà di coprire il boss, l’episodio resta misterioso e tutto da chiarire, i due arrestati intanto si scaricano a vicneda la responsabilità dell’accaduto. E magari Messina Denaro se la ride di questi “incidenti” di percorso che capitano agli investigatori.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per Antimafia Duemila</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=7236&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/rimosse-le-microcamere-per-cercare-messina-denaro/7236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fuoco su terreni confiscati, sara&#8217; un caso, ma la sottovalutazione impera</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/fuoco-su-terreni-confiscati-sara-un-caso-ma-la-sottovalutazione-impera/6014/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/fuoco-su-terreni-confiscati-sara-un-caso-ma-la-sottovalutazione-impera/6014/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Jul 2010 22:18:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=6014</guid> <description><![CDATA[La stagione degli incendi non risparmia nessuno. E&#8217; successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un terreno confiscato alla mafia, che è stato attraversato dalle [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/fuoco-su-terreni-confiscati-sara-un-caso-ma-la-sottovalutazione-impera/6014/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/incendio-castelvetrano-2.jpg" alt="" title="incendio castelvetrano" width="480" height="167"  /></a></p><p><strong>La stagione degli incendi</strong> non risparmia nessuno. E&#8217; successo pochi giorni addietro quando un rogo doloso ha quasi inghiottito la montagna di Erice, arrivando con le sue lingue di fuoco a sfiorare il borgo medievale. Si è ripetuto ancora di recente, tra lunedì e martedì, stavolta il fuoco ha invaso un <strong>terreno confiscato alla mafia</strong>, che è stato attraversato dalle fiamme, distrutto da un rogo doloso.</p><p>Non è la prima volta che accade e <strong>che succede a Castelvetrano</strong>, ancora una volta nessuno sa nulla. Per primi si sono detti ignari di ogni cosa i tre arrestati nella giornata di martedì mattina dai carabinieri, sul luogo del misfatto. A parte il circuito investigativo, la notizia scorre sotto silenzio, cosa che fa crescere ancora di più lo sgomento dei soci di «Libera» che si preparano a fare un documento, ma intanto, prima di mettere mano a carta e penna <strong>debbono occuparsi di quel  terreno finito in cenere</strong> e che all’associazione da poche settimane era stato affidato in gestione. Sono in corso le procedure per affidarlo ad una cooperativa, sull’esempio dell’uso di altri terreni confiscati. L&#8217;incendio rischia di mettere tutto in discussione.<br
/> <span
id="more-6014"></span><br
/> Incendio sicuramente doloso ma frutto di una sfida mafiosa? Le fiamme hanno percorso con meticolosa precisione il terreno confiscato, senza travalicarne i confini, il rogo poi che ha interessato almeno il 60 per cento dell’estensione terriera, è come se fosse stato appiccato «a macchia di leopardo. I tre arrestati, presi dai carabinieri, mentre si portavano via la legna degli ulivi semi bruciati, nulla hanno a che fare con Cosa Nostra. Ma si sono mossi a colpo sicuro, come se sapevano dove dovevano andare «a far danno».</p><p><strong>La cronaca.</strong> Il terreno incenerito si trova in contrada Seggio-Torre, apparteneva al boss mafioso palermitano (famiglia dell’«Uditore») Gaetano Sansone, un’area ricca di ulivi quelli pregiati della famosa «nocellara del Belice», e poi ancora vigneti e agrumeti, e un bosco di conifere. Il rogo potrebbe risalire anche allo scorso fine settimana, martedì nella mattinata i carabinieri hanno sorpreso i tre finiti in manette a tagliare gli ulivi e a caricare la legna su un furgone.</p><p>Probabilmente oggi ci sarà chi insisterà per il caso, chi dirà che la mafia non c’entra nulla e nemmeno il boss Messina Denaro, potrà avere pure ragione, ma è la sottovalutazione dei fatti che al solito non funziona, perchè un terreno confiscato che va in fumo, proprio mentre si apprestava a diventare produttivo, sotto il profilo anche occupazionale, non può diventare un fatto ordinario e così trattato.<br
/> Un terreno che proprio qualche giorno addietro era stato «riupulito» dalle sterpaglie (così era stato consegnato a Libera) dai giovani della «vicina» cooperativa palermitana «Placido Rizzotto», proprio per evitare un rischio incendi. Lavoro inutile.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per antimafiaduemila.com</p><p><strong>Il sindaco condanna il rogo sul terreno affidato a Libera</strong><br
/> Il sindaco della città di Castelvetrano, Dr. Gianni Pompeo, appresa la notizia del vile episodio perpetrato ai danni di un fondo, che era stato recentemente affidato all’associazione Libera , ha voluto manifestare tutto il suo sdegno: “Ancora una volta assistiamo all’inqualificabile gesto di vigliacchi che pensano di poter operare al di fuori delle regole ed in spregio degli altri, nel condannare con fermezza questo gesto, elogiamo la pronta risposta delle forze dell’ordine che hanno immediatamente dato un volto ai colpevoli- afferma Pompeo- ed auspichiamo ulteriori indagini volte a poter meglio delineare la vicenda ed accertare se l’episodio sia da ricondurre ad un atto di microcriminalità o se nasconda invece un preciso disegno criminale”.</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=6014&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/fuoco-su-terreni-confiscati-sara-un-caso-ma-la-sottovalutazione-impera/6014/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Replica al Sindaco Pompeo sulla &#8220;bufala&#8221; del furgone bianco</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/replica-al-sindaco-di-castelvetrano-sulla-bufala-del-furgone-bianco/4906/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/replica-al-sindaco-di-castelvetrano-sulla-bufala-del-furgone-bianco/4906/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:42:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4906</guid> <description><![CDATA[Il sindaco di Castelvetrano dott. Gianni Pompeo non si sottrae al tiro a bersaglio contro i cronisti che si occupano di mafia. Lo fa con un comunicato diffuso nella giornata del 19 aprile dove rivendica il diritto a protestare per avere visto la sua città messa sotto accusa dai giornalisti, segnatamente da un articolo a mia firma, dice lui in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sindaco di Castelvetrano <strong>dott. Gianni Pompeo</strong> non si sottrae al tiro a bersaglio contro i <strong>cronisti che si occupano di mafia</strong>. Lo fa con un comunicato diffuso nella giornata del 19 aprile dove rivendica il diritto a protestare per avere visto la sua città messa sotto accusa dai giornalisti, segnatamente da un articolo a mia firma, dice lui in modo gratuito nel nome di Messina Denaro.</p><p><strong>La realtà dei fatti è diversa</strong>. Nessuna città è messa sotto accusa dai giornalisti, e la mia persona invece si, e davvero in maniera gratuita e offensiva quando si definisce una bufala il contenuto dell&#8217;articolo che lo ha fatto andare su di giri però in maniera eccessiva ed esagerata. Così come i giornalisti esercitano il diritto di cronaca, e nel caso specifico non c&#8217;è nessuno che può sostenere il contrario, altrettanto il sindaco Pompeo ha il legittimo diritto a dire come la pensa e di difendere la città quando la ritiene ingiustamente vilipesa. <strong>Quando però questo avviene</strong>. Perchè in quell&#8217;articolo nessuna delle cose da lui sostenuta è riscontrabile e non si tratta di &#8220;bufale&#8221;.<br
/> <span
id="more-4906"></span><br
/> <strong>L&#8217;episodio oggetto della querelle</strong>, un furgone che girava per Castelvetrano con la lugubre scritta &#8220;cu voli mali a Mattè avi la morte d&#8217;arrè&#8221;, è vero e accertato, non è vero quello che sostiene il sindaco Pompeo: a parte il fatto che non c&#8217;è nessuna generalizzazione, l&#8217;articolo è stato indirizzato verso un episodio che si ripete essere vero e accertato, la Polizia ha identificato il responsabile, la circostanza grave è quella che il sindaco di Castelvetrano nella sua nota, per dare addosso ai (al) giornalista dica una bugia. Sostiene infatti che la stampa ha nascosto il fatto che la vicenda era stata chiarita. Pompeo scrive: &#8220;quando la vicenda si è rivelata una bufala non ha trovato analoga rilevanza nè adeguati spazi sulla stampa&#8221;, come dire si è rappresentata una realtà, si è ingigantito un episodio, quando questo è stato risolto e ricondotto nel proprio alveo non vi è stata alcuna cronaca. Ma questo non è vero. E viene da pensare che l&#8217;attacco è così gratuito, offensivo e bugiardo, sia stato fatto non per l&#8217;episodio in se per se ma per altro.</p><p><script type="text/javascript">google_ad_client = "pub-9913773316992394";
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/> <script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js"></script></p><p><strong>Sono abituato a fare cronaca e lo faccio anche adesso</strong>. La notizia del furgone con la misteriosa scritta è stata riportata in un articolo a mia firma e sul quotidiano La Sicilia nell&#8217;edizione di domenica 11 aprile. Nell&#8217;articolo si faceva riferimento al mistero che si era creato in città (lo testimoniavano dievrsi interventi di semplici cittadini, finiti anche su Facebook che si interrogavano sul significato che poteva avere quella scritta) e ancora si ricordavano altri episodi strani avvenuti nel tempo, un giovane picchiato da ragazzi che indossavano magliette dedicate al padrino, un murales &#8220;sporcato&#8221; l&#8217;anno scorso con l&#8217;effige del boss latitante Matteo Messina Denaro. Nello stesso articolo si citava in sintesi il contenuto delle indagini di una recentissima operazione antimafia &#8220;Golem 2&#8243; dalla quale è emersa una sorta di idoliatria che circonda il boss latitante. Si usava il condizionale sul furgone, sul resto si sono utilizzati termini certi, trattandosi di fatti veri. Qualche giorno dopo il mistero è stato risolto, i poliziotti hanno trovato il furgone, il 13 aprile hanno identificato il titolare e autore della scritta, non c&#8217;entrava il capo mafia latitante, così ha detto lo stesso ambulante agli agenti, ma quella frase era una forma di pubblicità alla propria attività. Da buon cronista tutto è stato pubblicato nell&#8217;edizione dell&#8217;indomani, quella del 14 aprile, la prima utile, ancora sul quotidiano La Sicilia, e nell&#8217;articolo si è dato atto anche che il gesto di quell&#8217;ambulante aveva messo in apprensione la città di Castelvetrano. Altro che demonizzazione della città come scrive il sindaco Pompeo nella sua nota del 19 aprile.</p><p>Il sindaco Pompeo credo che abbia sprecato una occasione per essere conseguente alle cose da lui affermate nei giorni successivi all&#8217;<a
href="http://castelvetranoselinunte.it/golem-2-arresti-messina-denaro-castelvetrano/4304/">operazione antimafia Golem 2</a>. Ma sopratutto non gli fa onore scrivere le cose che dice quasi dimostrandosi una persona che non è capace di leggere, ma so che non è così. Non credo semmai che siano farina del suo sacco le dichiarazioni rese alla stampa. C&#8217;è una cosa che gli fa onore: il fatto che quando questa mattina l&#8217;ho chiamato al telefono per esternargli le mie ragioni e fargli notare la sua informazione parziale sui fatti (non sapeva del secondo articolo che era uscito) ha rivendicato a se ogni responsabilità. A differenza di chi lancia la pietra e nasconde la mano. Il colloquio telefonico non ha mutato gran chè delle sue convinzioni sull&#8217;episodio, ma ha dovuto prendere atto che sull&#8217;accaduto esiste un secondo  articolo che non è una smentita al precedente, ma aggiorna la cronaca dei fatti come era giusto fare, e dunque non c&#8217;è una stampa che scrive a convenienza.</p><p>Detto questo.<strong> Al sindaco Pompeo vorrei ricordare</strong> che i fiumi di inchiostro usati per raccontare quello che ripeto è un fatto e non una invenzione sono gli stessi che vengono usati quando si scrive delle altre notizie, quelle positive alle quali lui fa riferimento e che non ci vuole molto tempo a capire che possono essere quelle diffuse dall&#8217;ufficio stampa. Continuando. Le storie positive vengono raccontate ogni giorno ma vede signor sindaco il fatto è che rispetto a queste storie positive spesso ci scontriamo con i silenzi assordanti. Le storie positive sono per esempio quelle che hanno avuto come protagonista il <strong>consigliere comunale del Pd Pasquale Calamia</strong> che ha avuto in tempi non sospetti, e cioè quando non si era a ridosso di alcuna operazione di Polizia, il coraggio di augurarsi che la città di Castelvetrano venga annoverata per la città dove venga catturato il boss latitante Matteo Messina Denaro e non la città dove si nascondono il boss ed i suoi complici. Quello che è successo a Calamia è cosa nota anche a proposito di chi ha dato fuoco alla sua casa. C&#8217;è poi un&#8217;altra storia positiva che non tocca la sua città ma il territorio del Belice, ed è quella di un piccolo imprenditore olivicolo di Partanna, Nicola Clemenza, che ha avuto la bella idea di creare un consorzio per commerciare olio e vino, e però è noto ciò che gli è accaduto per avere voluto questa iniziativa. Tre le cose positive annovero anche il sequestro di un grosso centro commerciale, in questo caso la reazione ci fu, una petizione contro il sequestro che paventava la perdita di posti di lavoro a causa di quell&#8217;indagine della magistratura. Così non è stato, c&#8217;è un processo in corso contro Messina Denaro e Grigoli per questi fatti, ricordo al sindaco che il suo Comune in quel processo non è costituito come parte civile, c&#8217;è solo l&#8217;associazione antiracket di Trapani, una occasione persa vien da dire per un Comune che come dice Pompeo lavora nel solco della legalità anche con piccoli gesti quotidiani. Altra storia positiva è quella di avere scoperto un ex sindaco del suo Paese, Tonino Vaccarino, mi pare anche suo collega di partito, che filosofeggiava con il boss, ci raccontano, per conto dei servizi segreti e che oggi sosteiene che il boss farebbe bene a costituirsi anche per vedere quella figlia che lui non conosce. Anche in questo caso ci sono stati silenzi e poca, anzi, zero indignazione. Matteo Messina Denaro dovrebbe costituirsi non per gli affetti familiari ma per tutti quegli affetti familiari che ha stravolto, per quei figli che non hanno conosciuto o che non sono cresciuti con i loro padri, per le i morti ammazzati dalle bombe da lui piazzate in giro per l&#8217;Italia, un lungo elenco di uccisi che attendono giustizia anche con  il suo arresto. Il sindaco Pompeo qualcosa su questo lo ha detto, senza fare riferimento a questioni &#8220;intime&#8221; del boss ha espresso chiaro il pensiero invitando Messina Denaro a costituirsi, ma rischia di rovinare tutto quando rivolge contro la stampa accuse ingiuste, quasi che qualcuno possa esserne contento.</p><p><script type="text/javascript">google_ad_client = "pub-9913773316992394";
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/> <script type="text/javascript"
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/> <strong><br
/> Rino Giacalone</strong></p> <img
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isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4879</guid> <description><![CDATA[Il carcere duro, il regime del 41 bis applicato ai detenuti per mafia, continua a dimostrarsi vulnerabile. Un colabrodo. Lo testimoniano tante vicende, anche recentissime, attuali, come quella che ha per protagonista Giuseppe Grigoli il «re» dei centri commerciali, il patron del marchio Despar della Sicilia occidentale, in cella dalla fine del 2007, accusato di associazione mafiosa. Grigoli nonostante il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/colabrodo-41-bis/4879/"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/carceri-460.jpg" alt="Giuseppe Grigoli" /></a><br
/> <strong>Il carcere duro</strong>, il regime del 41 bis applicato ai detenuti per mafia, continua a dimostrarsi vulnerabile. Un colabrodo.</p><p>Lo testimoniano tante vicende, anche recentissime, attuali, come quella che ha per protagonista <strong>Giuseppe Grigoli</strong> il «re» dei centri commerciali, il patron del marchio Despar della Sicilia occidentale, in cella dalla fine del 2007, accusato di associazione mafiosa. Grigoli nonostante il carcere duro applicato <strong>è riuscito a «parlare» con l’esterno</strong></p><p><a
target="_blank" href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27518/78/">Leggi l&#8217;articolo di Rino Giacalone su AntimafiaDuemila</a><span
id="more-4879"></span><br
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isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4804</guid> <description><![CDATA[È un giallo la storia dell’avvistamento di un furgone bianco fermo, qualche giorno fa, in una traversa del centro storico di Castelvetrano, dietro il quale vi era scritto. &#8220;Cu voli mali a mattè avi la morte d&#8217;arrè&#8221;, che tradotto manda un messaggio lugubre: «Chi vuole male a Matteo &#8211; chiaro il riferimento al latitante Matteo Messina Denaro &#8211; ha la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
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src="http://castelvetranoselinunte.it/files/furgone-bianco-460.jpg" alt="" title="furgone bianco" /></a></p><p><strong>È un giallo</strong> la storia dell’avvistamento di un furgone bianco fermo, qualche giorno fa, in una traversa del centro storico di Castelvetrano, dietro il quale vi era scritto.</p><p><strong>&#8220;Cu voli mali a mattè avi la morte d&#8217;arrè&#8221;</strong>, che tradotto manda un messaggio lugubre: «Chi vuole male a Matteo &#8211; chiaro il riferimento al latitante Matteo Messina Denaro &#8211; ha la morte dietro». Il messaggio era accompagnato dall&#8217;<strong>immagine di un teschio</strong>.<br
/> <span
id="more-4804"></span><br
/> La notizia è finita anche con il girare su Facebook, ma quando sono scattate le ricerche delle forze dell’ordine di quel furgone non s’è trovara traccia. Il contesto e una serie di precedenti forniscono riscontro, nè confermano la fondatezza, è un fatto reale perché la scritta sul furgone non sarebbe altro che una ulteriore prova della esistenza della «idiolatria» di cui il capo mafia Messina Denaro si circonda e ne beneficia per sostenere la sua latitanza.</p><p>[...] La frase sul furgone potrebbe essere un segnale mandato in giro, Messina Denaro non si tocca. A Castelvetrano chi sta dalla parte del boss non ha mai mancato occasione per rendersi presente. Mani segrete per esempio nei giorni di aprile dell’anno scorso in coincidenza del compleanno del capo mafia andarono a deturpare uno dei murales disegnati dai ragazzi di Libera durante il passaggio della <strong>Carovana Antimafia</strong> sul muro di cinta di un parcheggio del centro storico, era comparso un viso somigliante ad una foto segnaletica di Matteo Messina Denaro, con l’indice alzato e un bocciolo di fiore vicino.</p><p>E che a Castelvetrano possano girare certe lezioni lo racconta quanto accaduto un mese fa ad un giovane attivista di <strong>Rifondazione Comunista</strong> affrontato da coetanei che lo picchiarono mostrandosi con magliette addosso dedicate al padrino.</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per <a
target="_blank" href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27254/78/">antimafiaduemila.com</a></p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=4804&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/il-giallo-del-furgone-bianco-a-castelvetrano/4804/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Pizzolungo 25 anni dopo, cercando giustizia e riscatto sociale</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/strage-di-pizzolungo-25-anni-dopo/4642/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/strage-di-pizzolungo-25-anni-dopo/4642/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Apr 2010 10:26:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Libera]]></category> <category><![CDATA[Margherita Asta]]></category> <category><![CDATA[Strage di Pizzolungo]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4642</guid> <description><![CDATA[Quanti ricordano quel botto? Pochi rispetto ai tanti che dovrebbero farlo. Pizzolungo, 2 aprile 1985. Una strage forse mai adeguatamente ricordata, per essere discussa, per diventare oggetto di analisi come spesso accade per tante altre cose. Sono trascorsi 25 anni e il sacrificio di Barbara Rizzo e dei suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta di sei anni, si dibatte [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/strage-di-pizzolungo-25-anni-dopo/4642/#testo"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/pizzolungo-33.jpg" alt="" title="strage di pizzolungo" width="400" height="124" /></a></p><p>Quanti ricordano quel botto? Pochi rispetto ai tanti che dovrebbero farlo. <strong>Pizzolungo, 2 aprile 1985</strong>.</p><p><strong>Una strage</strong> forse mai adeguatamente ricordata, per essere discussa, per diventare oggetto di analisi come spesso accade per tante altre cose. Sono trascorsi 25 anni e il sacrificio di <strong>Barbara Rizzo</strong> e dei suoi due gemellini, <strong>Salvatore e Giuseppe Asta</strong> di sei anni, si dibatte ancora in quella ingiustizia cui si legge nella stele che un anno dopo la strage <strong>Nunzio Ast</strong>a, marito e papà delle vittime, fece collocare a Pizzolungo sulla curva dove c’era quell’autobomba destinata al giudice Palermo, «salvato» da quella famiglia che era in auto e occupò l’intero spazio dell’esplosione, venendo così dilaniata. Nunzio Asta è morto qualche anno addietro, è rimasta <strong>Margherita</strong>, oggi trentacinquenne è <a
target="_blank" href="http://www.liberatrapani.it/">coordinatrice provinciale di Libera</a>.<br
/> <span
id="more-4642"></span><br
/> Quel «botto» del 2 aprile era il risultato di una connessione che ancora oggi è riuscita a nascondere i suoi uomini, sottraendoli al giudizio dei Tribunali: <strong>condannati sono stati i capi mafia, Virga e Riina</strong>, chi portò l’esplosivo Balduccio Di Maggio e Nino Madonia, ma le «menti raffinate» sono rimaste sconosciute, nascoste dei meandri dove si intrecciano e si incontrano, convivendo, la mafia, i poteri forti, gli apparati deviati dello Stato, la massoneria; uomini rimasti «senza volto» che però hanno potuto vivere la loro vita al contrario di Salvatore e Giuseppe Asta che i loro volti hanno perduto per quella deflagrazione, furono trovati per terra, in mezzo alla campagna di Pizzolungo i loro visi svuotati, come se fossero delle maschere. Immagini drammatiche, spaventose che Margherita ha visto. «Non c’è ancora piena consapevolezza su cosa è capace di fare la mafia forse perchè queste immagini non sono state viste – dice – forse servirebbe farle vedere per fare dire quel basta che serve davvero a cambiare le cose».</p><p><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/strage-pizzolungo-500x331.jpg" alt="" title="strage pizzolungo" width="500" height="331" class="alignnone size-large wp-image-4646" /></p><p><strong>Stragi e trattative.</strong> Quella del 2 aprile però sembra essere stata una strage frutto di una trattativa non da farsi (come si sente dire oggi per altri accadimenti come quelli del 92 e del 93) ma conclusa: «Vorrei – osserva Margherita Asta – che una risposta venga data non solo per la giustizia invocata per i miei familiari ma per ottenere il riscatto dal sistema criminale che subiamo. Certo la strada del riscatto è anche altra, non solo indagini, arresti, condanne, non solo forze dell’ordine e magistratura debbono essere i protagonisti, questa strada deve essere segnata dall’impegno di ogni cittadino. È grave scoprire come la latitanza oggi di Matteo Messina Denaro c’è perchè ci sono cittadini che si sono prestati al latitante solo per ottenere “prestigi”, a loro vorrei fare vedere il male del quale la mafia è stata ed è artefice e capace, mostrando i corpi straziati delle sue vittime. La matrice di quella strage poi sappiamo bene che è frutto di “menti raffinate” come le definì Giovanni Falcone rivolto a quelle che piazzarono il tritolo davanti la sua casa all’Addaura. Era tritolo uguale a quello di Pizzolungo. Uscito – ricorda Margherita &#8211; da arsenali militari».</p><p><strong>Proviamo a ripercorrere questi 25 anni.</strong> «Parlare oggi solo di mafiosi e responsabilità mafiose per tutto quanto è accaduto in questo territorio – sottolinea Margherita Asta – è poca cosa, le indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro ci consegnano una realtà più complessa, ci sono le complicità della politica, dell’imprenditoria, i cosidetti colletti bianchi, i professionisti, ma nonostante tutto questo in questa città, in provincia, in questi 25 anni tanti risultati contro la mafia sono stati ottenuti, come non considerare il lavoro fatto dalle forze dell’ordine, dai magistrati, le sentenze di condanna che sono state pronunciate».</p><p><strong>Pizzolungo, la strage, non ci sono risposte, giudiziarie, complete.</strong> «Nel 1985 l’allora sindaco di Trapani disse che la mafia a Trapani non esisteva, oggi questa consapevolezza c’è ma la strage non fu della mafia trapanese che certamente mise la manovalanza, diede supporto logistico, l’idea arrivò da lontano, la mente voglio dire non era certo qui».<br
/> Non bisogna dimenticare che a premere il timer furono i boss mafiosi di Alcamo, l’autobomba fu preparata nella officina del castellammarese Gino Calabrò, proprio quei soggetti che negli anni a venire da altre indagini si scoprirono muoversi in quel sottobosco frequentato da agenti dei servizi segreti, i nomi di mafiosi di Alcamo e dello stesso Calabrò, oggi all’ergastolo, ma graziato dal 41 bis, si intrecciano con le stragi del ’93, nelle vicende della “trattativa” con lo Stato. «Mi farebbe piacere che anche sull&#8217;attentato di Pizzolungo si facessero approfondimenti – commenta a sua volta l’ex pm Carlo Palermo &#8211; Diverse volte mi hanno contattato magistrati siciliani per dirmi di nuovi orientamenti, nel senso di quelli da me sempre seguiti e indicati nei miei vari scritti ovvero non solo mafia e droga ma collegamenti trapanesi con interessi legati ad altre connessioni (traffici di armi, servizi, massoneria) di cui mi ero occupato a Trento». «Sono passati 25 anni  – prosegue l’ex magistrato oggi titolare di studio legale e difensore di molti partici civili in vicende strane, come quelle del Moby Prince – sarebbe, credo, l&#8217;ora, di riaprire quei capitoli scuri. La speranza – dice – è che queste domande trovino delle risposte. Voglio pensare che non è un caso che abbia avuto la fortuna di sopravvivere, conseguentemente c’è la utilizzazione di questo tempo per continuare a cercare. Mi è stata data questa fortuna e intendo sfruttarla sino a quando ne avrò la possibilità».</p><p><strong>Libertà e riscatto sociale.</strong> Il parco della memoria a Pizzolungo. «Mi chiedo – riprende Margherita Asta – come certuni, responsabili di atgti mafiosi, complici della mafia, la mattina riescano a guardarsi allo specchio, ma non tanto pensando alle malefatte compiute, alle complicità garantite, non so come facciano a guardarsi allo specchio senza riconoscere di non essere uomini liberi». Margherita Asta torna a parlare di riscatto sociale e culturale. «Non dire che in questi 25 anni non è accaduto nulla da questo punto di vista è cosa impossibile da farsi, penso alla tante associazioni oltre a Libera che si sono mosse e impegnate in questo territorio, non ci sono stati molti coinvolgimenti, numerose presenze, ma 25 anni addietro tutto questo mi risulta che non c’era, si sta facendo un importante lavoro nelle scuole, piano piano va emergendo la voglia di dire basta, la voce ancora non è forte ma si comincia a sentire. Tante cose però sono cambiate, come dimenticare che solo pochi anni addietro, era il 2006, ad Erice il 2 aprile fu occasione non di ricordo ma per dare sfogo ad una festa paesana, per tanti tantissimi anni l’anniversario per le amministrazioni si è risolto nell’acquisto di una ghirlanda a basta, oggi finalmente abbiamo la certezza che il luogo della strage sarà un parco della memoria come da tempo si chiede, l’anno scorso la notizia dell’acquisizione al patrimonio pubblico del Comune di Erice del terreno, quest’anno la pubblicazione del bando di concorso nazionale di progettazione per realizzare questo parco. Ci sono voluti 25 anni ma finalmente sappiamo che ci sarà dove mia mamma e i miei fratellini sono stati uccisi».</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per Antimafia2000</p> <img
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isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4387</guid> <description><![CDATA[Risvolti sorprendenti emergono dalle indagini dell’operazione Golem 2 che ha condotto una settimana addietro al fermo di 18 persone da parte della Polizia su ordine della Procura antimafia di Palermo. E confermando un quadro già emerso si scopre che nella latitanza del capo mafia belicino Matteo Messina Denaro, 48 anni, latitante da 17, un ruolo fondamentale ha svolto l’imprenditore Giuseppe [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://castelvetranoselinunte.it/matteo-messina-denaro-camuffato-in-giro-per-castelvetrano/4387/#testo"><img
src="http://castelvetranoselinunte.it/files/matteo-messina-denaro.jpg" alt="" title="matteo messina denaro"  /></a></p><p><strong>Risvolti sorprendenti emergono</strong> dalle indagini dell’operazione Golem 2 che ha condotto una settimana addietro al fermo di 18 persone da parte della Polizia su ordine della Procura antimafia di Palermo.</p><p>E confermando un quadro già emerso si scopre che nella latitanza del capo mafia belicino <a
target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Messina_Denaro">Matteo Messina Denaro</a>, 48 anni, latitante da 17, un ruolo fondamentale ha svolto l’imprenditore Giuseppe Grigoli, il &#8220;re&#8221; dei supermercati in Sicilia Occidentale.</p><p><span
id="more-4387"></span><br
/> <a
style="font-size:1.2em;" target="_blank" href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/26538/78/">Leggi l&#8217;articolo completo di Rino Giacalone su AntimafiaDuemila &raquo;</a></p><p><script type="text/javascript">google_ad_client = "pub-9913773316992394";
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isPermaLink="false">http://castelvetranoselinunte.it/?p=4326</guid> <description><![CDATA[Tra storia e leggenda dei patti tra Stato e mafia, è qui in questo luogo che se ne consumò certamente uno, il primo del dopoguerra. Il bandito di Montelepre Salvatore Giuliano è in questo cortile che venne trovato morto, ucciso, raccontarono ai cronisti dell’epoca, al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri. Sparatoria inesistente. Giornalisti e fotografi videro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
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src="http://castelvetranoselinunte.it/files/salvatore-giuliano-460.jpg" alt="" title="salvatore-giuliano-460" width="460" height="99" class="alignnone size-full wp-image-4327" /></a></p><p><strong>Tra storia e leggenda</strong> dei patti tra Stato e mafia, è qui in questo luogo che se ne consumò certamente uno, il primo del dopoguerra.</p><p>Il bandito di Montelepre <a
target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Giuliano">Salvatore Giuliano</a> è in questo cortile che venne trovato morto, ucciso, raccontarono ai cronisti dell’epoca, al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri.</p><p><strong>Sparatoria inesistente</strong>. Giornalisti e fotografi videro il corpo di Giuliano steso a terra, torace e volto in giù, era insanguinata la canottiera, il temibile bandito non faceva più male a nessuno, lo Stato si presentava vittorioso. Ma era stata la mafia a «vendere» il bandito.<br
/> <span
id="more-4326"></span><br
/> Uno dei cronisti che era presente sul luogo era <strong>Franco Grasso</strong>, Vincenzo Vasile in uno scritto lo ha ricordato, Grasso negli anni ’50 lavorava per la «Voce della Sicilia», fu lui a «sbugiardare» la cronaca dell’uccisione del bandito Giuliano, «il primo falso di Stato dell’Italia repubblicana» scrisse Vasile. Per terra, in quel cortile, non c’era sangue mentre ciò che Giuliano indossava ne fosse intriso.</p><p>Giuliano fu ucciso da <strong>Gaspare Pisciotta</strong> a casa dell’«avvocaticchio» Gregorio De Maria, questi, ancora vivo, quasi centenario, ricorda che sentendo sparare in casa corse verso la camera dove era Giuliano incrociò Pisciotta che fuggiva via e che gli disse, «avvocato qui sparano». Pisciotta era arrivato lì con <strong>Giuseppe Marotta</strong>, commerciante di olio e vino, il cosidetto «’ntiso» del paese, suo fratello Nino aveva portato Giuliano a casa dell’avvocato De Maria, la vigilia del Natale del 1949. «Marotta &#8211; ha raccontato l&#8217;avvocaticchio, che oggi ha 99 anni &#8211; bussa alla porta della mia casa. Io vado ad aprire e m&#8217;accorgo che non è solo. Ti ho portato due pellegrini &#8211; mi dice &#8211; puoi ospitarli per qualche notte?&#8230; Mi sentii di morire. Avevo riconosciuto uno dei due, era Salvatore Giuliano».</p><p><script type="text/javascript">google_ad_client = "pub-9913773316992394";
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/> <script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js"></script></p><p><strong>Sessant’anni dopo il nome di Nino Marotta riemerge.</strong> Ad 83 anni è il più anziano dei mafiosi in attività. È tra i 18 arrestati dell’operazione «Golem 2». Dal 1950 ad oggi ne ha fatta di carriera, è passato dalla «banda» Giuliano fino a diventare il «consigliori» dei Messina Denaro, del «patriarca» Francesco Prima e di suo figlio Matteo oggi.</p><p>Il riemergere del nome di «don» Nino Marotta riporta a uno dei primi grandi misteri del dopoguerra, dietro il delitto Giuliano la trama di una «trattativa» <strong>con pezzi dello Stato e con l&#8217;ispettorato antibanditismo</strong>, il ruolo di un capitano dei carabinieri, Antonio Perenze, la falsa ricostruzione dei fatti. De Maria fu assolto al processo di Viterbo contro la banda Giuliano: secondo i giudici agì in stato di necessità. La sua vita però, ha confidato ai giornalisti, «è stata capovolta», non potè diventare notaio, come progettava, e finì per insegnare prima educazione fisica e poi inglese. Di tanto in tanto racconta che incontrava Nino Marotta (Giuseppe morì nel 2004), facendo l’unica cosa saggia che racconta sa di dover fare e cioè «salutarlo per primo».</p><p>Sessant’anni dopo nei «pizzini» di <strong>Matteo Messina Denaro</strong> si coglie l’ombra di una trattativa ancora tra mafia e Stato, come ai tempi di Giuliano. «Golem 2» inoltre svela come il Sisde, l’ex servizio segreto civile, tentò di entrare in contatto con Messina Denaro (per la sua cattura si dirà), gli uomini del prefetto Mori si erano rivolti ad un ex sindaco di Castelvetrano, Tonino Vaccarino e questo fino al 2006, quando la Procura di Palermo pare fino ad allora non informata viene notiziata di quella corrispondenza tra Alessio (Messina Denaro) e Svetonio (Vaccarino).</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per antimafiaduemila.com</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=4326&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/castelvetrano-trattativa-stato-mafia/4326/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rifiuti tossici: due navi affondate vicino Trapani ed il patto mafioso</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-tossici-due-navi-affondate-vicino-trapani-ed-il-patto-con-i-mafiosi/4053/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-tossici-due-navi-affondate-vicino-trapani-ed-il-patto-con-i-mafiosi/4053/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Feb 2010 11:32:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Rifiuti tossici]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-tossici-due-navi-affondate-vicino-trapani-ed-il-patto-con-i-mafiosi/4053/</guid> <description><![CDATA[C’è una voce che gira e vuole restare «anonima» al porto di Trapani, «anonima» perchè riferisce di vicende non tanto scomode quanto «radioattive». Questa voce racconta di una nave che vent’anni addietro arrivò qui a Trapani a caricare marmo, ma partì con la stiva in parte vuota, o almeno così pareva fosse. Circostanza strana perchè caricare una stiva di una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
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src="http://www.castelvetranoselinunte.it/files/rifiuti-tossici-mare.jpg" width="460" height="106" alt="rifiuti tossici in mare" /></a></p><p>C’è una voce che gira e vuole restare «anonima» al porto di Trapani, «anonima» perchè riferisce di <strong>vicende non tanto scomode quanto «radioattive»</strong>. Questa voce racconta di una nave che vent’anni addietro arrivò qui a Trapani a caricare marmo, ma partì con la stiva in parte vuota, o almeno così pareva fosse.</p><p><strong>Circostanza strana</strong> perchè caricare una stiva di una nave in parte significa mettere a rischio la stessa capacità di galleggiamento durante la navigazione, sopratutto se si porta del marmo come succedeva in quel caso.<br
/> <span
id="more-4053"></span><br
/> Quella nave partì ugualmente da Trapani «a mezzo carico», cosa che la «voce» deduce perchè secondo quanto ha saputo per la quantità di marmo imbarcata solo per una parte poteva essere stata stipata la stiva. Il racconto prosegue in modo preciso circa l’esito che ebbe quel viaggio, quella nave fuori Trapani finì col fare naufragio, e nemmeno c’era maltempo. Nessuno perse la vita, l’equipaggio riuscì a salvarsi. In questi mesi dopo che per una serie di indagini che si stanno svolgendo in Calabria, si è tornato a parlare delle navi cariche di rifiuti speciali e radioattivi fatte apposta naufragare, uno smaltimento illegale camuffato da incidenti in mare, a Trapani c’è chi si è ricordati anche di quella nave, più che una storia è una «leggenda» perchè mai provata. E però spesso al porto di questo accadimento ogni tanto si è sentito dire qualche cosa, sottovoce però. E’ una delle «storie» che i «vecchi» raccontano, anche se in questo caso nono sono tanto i «vecchi» visto che poi da quel fatto non sarebbero passati tanti anni, una ventina al massimo. Ma elementi circostanziati di più non ne vengono riferiti, ciò nonostante è un racconto che sembra potere calzare ad un naufragio che c’è stato davvero.</p><p><script type="text/javascript">google_ad_client = "pub-9913773316992394";
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/> <script type="text/javascript"
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/> Al largo delle coste trapanesi non sono gli unici affondamenti strani che sarebbero avvenuti. Ce ne sono altri, rimasti enunciati e però non accertati. A proposito infatti di smaltimento criminale di rifiuti tossici, speciali, residui di materiale radioattivo, finiti in fondo al mare con le navi che li trasportavano illegalmente, in atti giudiziari si incrociano i nomi di due navi. Una è la «River», l’altra la «Dures», affondate vicino Trapani. Naufragi mai dichiarati, «navi fantasma», che però sarebbero venute ad affondare dalle nostre parti. Scenario di tutto questo è quello di Trapani e le sue commistioni, i crocevia tra la mafia e i settori «deviati» dello Stato, la massoneria, che in altre circostanze sono emersi per i loro interessi in traffici di droga e di armi. Gli stessi scenari che sono presenti nelle indagini calabresi. Di traffico di scorie si sono occupati a Trapani poi gli stessi magistrati che hanno seguito le indagini sulla presenza di Gladio (la struttura segreta del Sismi nata in funzione di contrasto al possibile pericolo “comunista”), scorie finite sepolte nelle nostre cave.</p><p><strong>Il patto con la mafia</strong><br
/> «Pezzi» dello Stato avrebbero trafficato con la mafia e con organizzazioni criminali a livello internazionale per smaltire illecitamente rifiuti tossici, in cambio di far transitare per gli stessi circuiti armi e droga. Nel caso trapanese si sarebbe trattato di un «patto» per fare continuare i traffici di droga e di armi che su quelle rotte si sviluppavano da decenni, prima ancora che arrivassero i rifiuti tossici da smaltire. C’è un dato particolare che non va sottovalutato. Quella di una serie di rapporti che la mafia trapanese per tempo è riuscita a intavolare con soggetti del nord Africa e arabi, terminali di questi «commerci» illegali. Contatti che secondo il pentito Nino Giuffrè, boss di Caccamo, e braccio destro prima della sua cattura del boss Bernardo Provenzano, erano nella disponibilità dei Messina Denaro di Castelvetrano, Francesco e Matteo, padre e figlio, il patriarca e il nuovo capo della mafia. Il primo morto nel 1998, l’altro latitante dal 1993.<br
/> I traffici di rifiuti speciali nel trapanese non sarebbero qui giunti solo per fermarsi, dentro le cave di tufo dismesse nella zona tra Marsala e Mazara, come hanno raccontato il pentito Scavuzzo e il faccendiere Francesco Elmo, ma Trapani potrebbe essere stato un punto di transito, per far fare il salto verso l’Africa, la Somalia. Questo traffico di scorie chimiche e radioattive si sarebbe svolto tra la metà degli anni &#8217;80 sino al 1991/93, scorie chimiche che arrivavano trasportati da camion destinati a portare oli esausti, mentre quelle radioattive venivano trasportate su navi di diversa nazionalità.<br
/> Luoghi e circostanze portano a pensare ad alcune morti eccellenti, che possano entrarci qualcosa, quelle in Somalia della giornalista Ilaria Alpi, dell’operatore che l’accompagnava, Miran Hrovatin (erano andati a scoprire rifiuti tossici finiti seppelliti sotto le nuove strade di Bosaso), e quella «nostrana» di Mauro Rostagno, che avrebbe scoperto un trasporto segreto sull’aeroporto ufficialmente chiuso di Kinisia. Piste delle quali si parla da anni, qualcosa di più comincia ad emergere.</p><p><strong>Una sola voce si è alzata dal mondo politico</strong><br
/> C’è un ordine del giorno che attende di essere esaminato dal Consiglio provinciale di Trapani. È stato presentato nel novembre scorso dal consigliere Ignazio Passalacqua (gruppo misto, esponente della sinistra), si riferisce proprio all’uso criminale e illegale che sarebbe stato fatto di cave presenti nel territorio, tra Marsala e Mazara. «Negli scorsi anni – ricorda Passalacqua – alcuni sopralluoghi, realizzati in maniera poco precisa non riuscirono a fare chiarezza sulla vicenda. Da allora – continua Passalacqua – sono trascorsi più di quindici anni e nel frattempo le tecnologie hanno consentito di elaborare strumenti più efficaci e sofisticati e dunque gli accertamenti potrebbero essere ripetuti». Ignazio Passalacqua aggiunge anche altro, ricorda le morti per tumore che in quelle zone delle cave si sono registrate: «Da anni gli abitanti di quella fetta di territorio – dice – denunciano l’alto tasso di incidenza di tumori e l’altissima mortalità che ne deriva. Una zona in cui sono presenti falde acquifere di importanza rilevante. Per questo si è chiesto l’intervento del Consiglio nella sua interezza, dobbiamo insistere perchè magistratura e forze dell’ordine, predispongano una nuova verifica sugli indici di radioattività presenti nelle aree in questione».</p><p><strong>Rino Giacalone</strong><br
/> per antimafiaduemila.com</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=4053&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/rifiuti-tossici-due-navi-affondate-vicino-trapani-ed-il-patto-con-i-mafiosi/4053/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Operazione Dioscuri: 10 arresti ad Alcamo</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/operazione-dioscuri-10-arresti-ad-alcamo/3374/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/operazione-dioscuri-10-arresti-ad-alcamo/3374/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Nov 2009 12:45:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.castelvetranoselinunte.it/operazione-dioscuri-10-arresti-ad-alcamo/3374/</guid> <description><![CDATA[Ottantacinque anni uno, settantaquattro anni l’altro. Tutti e due hanno passato buona parte delle loro vite in galera, uomini d’onore di Alcamo che con la mafia hanno deciso di stare ancora oggi nonostante l’età avanzata. Stanotte la Polizia, Squadra Mobile di Trapani e Commissariato di Alcamo li ha arrestati assieme ad altre otto persone, tra cui due donne. Operazione “Dioscuri” [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://www.castelvetranoselinunte.it/operazione-dioscuri-10-arresti-ad-alcamo/3374/"><img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/files/arresti-460.jpg" width="460" height="93" alt="arresti alcamo" /></a></p><p>Ottantacinque anni uno, settantaquattro anni l’altro. Tutti e due hanno passato buona parte delle loro vite in galera, uomini d’onore di Alcamo che con la mafia hanno deciso di stare ancora oggi nonostante l’età avanzata. Stanotte la Polizia, Squadra Mobile di Trapani e Commissariato di Alcamo li ha <strong>arrestati assieme ad altre otto persone</strong>, tra cui due donne.</p><p>Operazione “Dioscuri” l’hanno chiamata e non tanto per dire. Perché i due anziani finiti in manette sono fratelli, Nicolò detto Cola e Diego Melodia, e come racconta la mitologia greca i due come Castore e Polluce sono entrati presto in contrasto per chi doveva <strong>comandare nel territorio di Alcamo</strong>.<br
/> <span
id="more-3374"></span><br
/> Un territorio dove poco o nulla è cambiato negli anni, dove nel tempo c’è stata una carneficina per il controllo del territorio, sostanzialmente per gestire le estorsioni, mettere le mani sugli appalti, riuscire a stare affianco alla politica. La “famiglia” dei Melodia è rimasta sempre a capo di tutto ciò. Il capo mafia è stato per anni <strong>Nino Melodia</strong> che è in carcere da qualche tempo, l’indagine esplosa con il blitz di stanotte dimostra che suo padre, “don” Cola Melodia si è messo a capo dell’organizzazione mafiosa dopo che anche l’altro figlio è finito in manette, Ignazio Melodia soprannominato “il dottore” proprio per la professione medica svolta.</p><p>A completare il quadro c’entra anche la moglie di Nino Melodia, Anna Maria Accurso, 46 anni, anche lei arrestata, collettore e tesoriere dei soldi proventi di estorsioni. Una indagine dove si scopre anche un filo che purtroppo gli investigatori non sono riusciti a seguire fino in fondo e che portava al super boss latitante Matteo Messina Denaro. E anche questa circostanza, ossia <strong>l’alleanza tra alcamesi e castelvetranesi</strong> non è una novità, negli anni in cui ad Alcamo venivano ammazzate barbaramente per strada le vittime designate di una feroce faida, c’era anche Messina Denaro a sparare assieme ai gruppi di fuoco fatti arrivare da Corleone, come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Diciassette anni dopo quegli omicidi, oltre 30 morti ammazzati in pochi mesi, i gruppi allora contrapposti oggi alla luce delle risultanze investigative risultano alleati, le “famiglie” Greco e Melodia non si fanno più la “guerra”: tra gli arrestati ci sono l’anziano Lorenzo Greco, 77 anni (in carcere per un paio di estorsioni) e la figlia, Anna, 49 anni, che una telecamera ha ripreso mentre andava a riscuotere il “pizzo” che un imprenditore aveva apposta lasciato in una canaletta di una strada provinciale.</p><p><strong>L’operazione Dioscuri</strong> è racchiusa in una ordinanza  di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta della Procura antimafia del capoluogo siciliano, dai sostituti procuratori Paolo Guido e Carlo Marzella, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda Teresa Principato. I reati contestati alle dieci persone arrestate sono quelli di associazione mafiosa, estorsione plurima, incendio plurimo, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi,  ricettazione, emesse nei confronti di altrettanti sodali o soggetti contigui al mandamento mafioso di Alcamo e cioè: Anna Maria Accurso, 46 anni, Filippo Di Maria, 49 (impiegato forestale), Lorenzo Greco, 77 anni, pregiudicato mafioso (detenuto), Diego Melodia, 74 anni, pregiudicato mafioso, Nicolò Melodia, 85 anni, pregiudicato mafioso, Stefano Regina, 45 anni, pregiudicato (detenuto), Gaetano Scarpulla, 40 anni, Felice Vallone, 41 anni, pregiudicato mafioso (detenuto), Tommaso Vilardi, 66 anni e Anna Greco, 49 anni, pregiudicata.<br
/> mafioso (detenuto)</p><p><strong>Si tratta di una indagine durata a lungo, cominciata nel 2006</strong>, e in questo periodo intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, controlli di ogni genere, hanno fornito uno “spaccato” di vita mafiosa agli investigatori della Polizia, diretti dal vice questore Giuseppe Linares, capo della Mobile, e dal dirigente del Commissariato, vice questore Valerio Aquila (di recente assegnato ai gruppi internazionali di investigazione che operano in Libano).</p><p><a
href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21248/78/">[...continua su antimafiaduemila...]</a></p><p><strong>Rino Giacalone</strong> per Antimafia Duemila</p><h5>Il sindaco plaude alle forze dell’ordine per l’operazione Dioscuri</h5><p>Il sindaco della città di Castelvetrano, dr. Gianni Pompeo, appresa la notizia della brillante operazione Dioscuri, che ha portato all’arresto di dieci persone accusate di associazione mafiosa, ed allo smantellamento di un <strong>organizzazione dedita all’estorsione</strong>, agli incendi, ai danneggiamenti ed alla  detenzione illegale di armi ed esplosivi ed alla  ricettazione, ha voluto manifestare il suo plauso alle forze dell’ordine: &#8220;Da politico e da cittadino non posso che provare soddisfazione quando viene ripristinata la legalità e viene messo fine ad un mandamento che, a quanto viene riferito, era fortemente legato al boss latitante Matteo Messina Denaro ormai indicato quale punto di riferimento della mafia nella Sicilia Occidentale &#8211; afferma Pompeo- voglio encomiare pubblicamente la Squadra Mobile di Trapani, diretta dal Dott. Giuseppe Linares, in collaborazione con i colleghi del Commissariato della Polizia di Stato di Alcamo e coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo: Antonella Consiglio,Teresa Principato,Paolo Guido e Carlo Marzella&#8221;.</p><h5>Dichiarazione di Davide Durante, presidente Confindustria Trapani</h5><p>“Un plauso alle Forze dell’Ordine ed alla Magistratura per l’operazione che ha portato all’arresto di una decina di persone che gestivano il racket delle estorsioni nel territorio alcamese. Un ringraziamento al <strong>Capo della Mobile Linares</strong> che, assieme ai Colleghi del Commissariato di Alcamo e dopo una lunga serie di indagini, ha raggiunto questo importante risultato.</p><p>Lungo l’elenco delle imprese che erano costrette a pagare il pizzo. Risulta, comunque, chiaro ed evidente che subire un ricatto mafioso crea un danno enorme all’impresa e costringe l’imprenditore ad operare scelte che in nessun caso possono definirsi legalmente, moralmente ed eticamente corrette.</p><p>Denunciare, quindi, rimane l’unica strada percorribile; non ci sono alternative, oggi più che mai, perché forte è il sostegno dello Stato e, non meno importante, della società civile.</p><p>Confindustria Trapani è presente con le proprie aziende in tutto il territorio provinciale ed esprime attraverso il vicepresidente Paolo Salerno la presidenza dell’Associazione Antiracket ed Antiusura &#8211; Trapani. A prescindere, comunque, dai ruoli ricoperti diamo la massima disponibilità ed assicuriamo la massima discrezione a tutti coloro che volessero rivolgersi alle Forze dell’Ordine utilizzando i canali associativi”.</p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=3374&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/operazione-dioscuri-10-arresti-ad-alcamo/3374/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Intimidazioni al Capo della Mobile: &#8220;Più Capaci meno Linares&#8221;</title><link>http://www.castelvetranoselinunte.it/intimidazioni-al-capo-della-mobile-piu-capaci-meno-linares/2864/</link> <comments>http://www.castelvetranoselinunte.it/intimidazioni-al-capo-della-mobile-piu-capaci-meno-linares/2864/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Jun 2009 14:54:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Rino Giacalone</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Indimidazioni]]></category> <category><![CDATA[Linares]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.castelvetranoselinunte.it/intimidazioni-al-capo-della-mobile-piu-capaci-meno-linares/2864/</guid> <description><![CDATA[Parole evidentissime, in colore rosso: Capaci, una croce un segno meno e Linares, non c’è dubbio, leggendola di seguito, che si tratti di una intimidazione, violenta quanto stupida, con destinatario il capo della squadra Mobile, il vice questore Giuseppe Linares. Minaccioso il riferimento a Capaci, luogo simbolo della strage di Capaci, mentre dietro il nome Linares ci sono tutti i [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/files/linares.jpg" width="120" height="199" alt="capo della Mobile Linares" class="imageframe imgalignleft" />Parole evidentissime, in colore rosso: <strong>Capaci, una croce un segno meno e Linares</strong>, non c’è dubbio, leggendola di seguito, che si tratti di una intimidazione, violenta quanto stupida, con destinatario il capo della squadra Mobile, il vice questore <strong>Giuseppe Linares</strong>.</p><p>Minaccioso il riferimento a Capaci, luogo simbolo della strage di Capaci, mentre dietro il nome Linares ci sono tutti i più importanti successi della <strong>lotta alla mafia</strong> in provincia di Trapani, due circostanze contrastanti, mafia ed antimafia.</p><p>La <strong>Procura della Repubblica</strong> ha aperto una indagine, ad occuparsene sono gli agenti della Digos, il commissario capo Carla Marino è stata ieri tra le prime ad arrivare sul posto, assieme alla scientifica per i rilievi.<br
/> <span
id="more-2864"></span><br
/> A fine frase c’era abbozata una sorta di stella a più punte, in fondo dentro un cerchio due lettere, una «P» e una «L» chiuse da un punto esclamativo. La scritta dopo i rilievi è stata coperta.</p><p><a
href="http://www.castelvetranoselinunte.it/intimidazioni-al-capo-della-mobile-piu-capaci-meno-linares/2864/"><img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/files/piu_capaci_meno_linares.jpg" width="500" height="332" alt="Più Capaci meno Linares" class="imageframe imgalignleft" /></a></p><p><strong>Il gesto è sicuramente quello di uno stupido e sciocco</strong>, questa la valutazione, da condividire, che ieri è stata esternata da molti appresa la notizia. «Sappiamo per certo – dice il questore Giuseppe Gualtieri – che oggi la cultura dei trapanesi rispetto ai temi della legalità e della lotta alla mafia è ben altra, è un segnale che non ci provoca turbamento ma non viene sottovalutato perchè cercheremo di individuare l’autore. Molteplici – prosegue Gualtieri – sono stati gli attestati di stima che nel tempo la Polizia, investigatori come Linares, abbiamo ricevuto da semplici cittadini, associazioni, istituzuioni e politici, rispetto all’azione condotta, insomma la scritta siamo certo non è il comune sentire dei cittadini di questa provincia».</p><p>«Il nostro lavoro non può che continuare – ha semplicemente commentato il <strong>vice questore Linares</strong> – è e resta un lavoro di squadra. Sono grato per le attestazioni di stima e solidarietà ricevute».</p><p>Tra i primi a contattare il <strong>capo della Mobile</strong> è stato il vice presidente della Regione Titti Bufardeci, «Linares è un grandissimo investigatore e la minaccia è solo vile». Una nota scritta gli è giunta dal sindaco di Trapani avv. Girolamo Fazio, dichiarazione a condanna del macabro messaggio sono arrivate dal presidente dell’Antimafia regionale Lillo Speziale. «Esprimiamo la nostra più totale e sincera solidarietà al vice questore e capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares per le minacce ricevute – ha affermato a sua volta il presidente di Confindustria Trapani, Davide Durante – rinnoviamo l&#8217;apprezzamento per la continua ed incessante azione investigativa sua e dei suoi uomini, dopo questo gesto la società civile ha un motivo in più a stare al fianco dello Stato e degli uomini che difendono e tutelano i cittadini e, con essi, gli imprenditori onesti».</p><p>Solidarietà è stata espressa dal neo sindaco di Mazara, il deputato <strong>Nicola Cristaldi</strong>: «Quella scritta ingiuriosa sul muro dell&#8217;autostrada &#8211; dice &#8211; è un gesto ignobile da condannare. Sono certo che Linares non si farà intimidire. Non bisogna abbassare la guardia ma isolare gli autori di questo inqualificabile episodio».</p><p><strong>Rino Giacalone<br
/> per LiberaInformazione</strong></p> <img
src="http://www.castelvetranoselinunte.it/?ak_action=api_record_view&id=2864&type=feed" alt="" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.castelvetranoselinunte.it/intimidazioni-al-capo-della-mobile-piu-capaci-meno-linares/2864/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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