Con incredulità apprendiamo che la Provincia di Trapani con delibera del 24 luglio 2012 si ritira come parte civile dai processi per mafia (dal processo Rostagno e dagli altri processi per mafia a carico di Matteo Messina Denaro).

Riteniamo che questa decisione sia assurda e istituzionalmente irresponsabile soprattutto perché avviene in un territorio macchiato da sempre dalle mafie. Un segnale preoccupante nella provincia del mafioso latitante Matteo Messina Denaro. Oggi, più che mai, è necessario l’intervento e la presenza delle Istituzioni (quindi dello Stato). I cittadini della provincia di Trapani hanno bisogno di segnali politici concreti volti alla tutela della legalità e della giustizia che prendano le distanze da quella politica oggi sotto processo anche a nelle aule di tribunale della provincia.

Il presidio partannese dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”, che sente l’esigenza di destare le coscienze dormienti, non può che manifestare la propria contrarietà a questa decisione.

Denunciamo con forza questo increscioso fatto pensando che sia necessario l’intervento delle Istituzioni Regionali e Nazionali. Riteniamo fermamente che le istituzioni debbano essere in prima fila contro le mafie a difesa dei propri cittadini e delle Vittime. Vogliamo vivere in una provincia in cui chi la governa pensa e dimostri che le mafie siano un male assoluto e soffocante per la rinascita del nostro territorio.

Enza Viola
Associazione Antimafie “Rita Atria”

Alcune dichiarazioni

Rita Borsellino, deputato del parlamento europeo

Reputo gravissimo che la Provincia di Trapani abbia deciso di non essere piu’ parte civile nei processi per mafia, esautorando il suo ufficio legale.

Il segnale che si lancia e’ devastante tanto piu’ che tra i processi in questione ci sono quello sull’omicidio di Mauro Rostagno e un procedimento che vede imputato il boss latitante Matteo Messina Denaro. La decisione della Provincia presa quando alla guida c’era ancora il presidente Turano, non ha alcuna giustificazione, visto che anche da un punto di vista amministrativo rischia di comportare costi aggiuntivi per l’ente. Evidentemente, sotto campagna elettorale – conclude la sorella del magistrato ucciso dalla mafia – c’e’ chi ha paura della legalita’. La paura, forse, di perdere i voti di coloro che pensano che con la mafia bisogna convivere.