Il Giudice Dott. Matteo Giacalone della sezione penale del Tribunale di Marsala, ha emesso una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste nei confronti di Giampaolo Mirabile, dipendente comunale e custode del museo di Gibellina accusato del grave reato di ricettazione di beni archeologici, difeso dall’avvocato Francesco Messina.

La vicenda risale al 2011, allorquando i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio artistico eseguono una perquisizione in località Torretta Granitola e Gibellina e sequestrano una decina di reperti archeologici, piuttosto “dozzinali” e di modesto valore archeologico.

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Un’anfora in terracotta, priva del collo, con evidenti concrezioni marine, tre ancore litiche, un’ancora bizantina in ferro, un ceppo di ancora in piombo, quattro chiodi in piombo, una lamina metallica forata.
I reperti archeologici vengono affidati in custodia alla Soprintendenza del Mare di Palermo che esegue una relazione tecnica attraverso l’intervento del funzionario archeologo che attesta che i reperti sono di interesse archeologico.

Sin qui tutto secondo indagine di polizia giudiziaria con conseguente denuncia per il reato di ricettazione per avere acquistato e comunque ricevuto i beni archeologici al fine di procurarsi un profitto col rischio di una pena detentiva da due ad otto anni di reclusione.

Al di là della intuitiva questione tecnica che il reato di ricettazione deve possedere il presupposto essenziale che il bene deve provenire da altro delitto, in tale caso da probabile furto archeologico e che il solo possesso dei beni d’interesse archeologico non basta a presumere l’impossessamento illecito, nessuno aveva considerato che l’indagato fosse proprio un subacqueo collaboratore esterno della Soprintendenza del Mare.

Non certo un collaboratore qualunque, ma un’esperto sub che nel 2006 ha eseguito un eccezionale ritrovamento dei resti di un elefante di 146 mila anni or sono ad una profondità di cinque metri nella Cala delle Pulci nel mare di Capo Granitola.

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Un ritrovamento di enorme rilevanza scientifica: tre denti di elefante fossile che rappresenta un caso unico nella storia dei reperti sommersi. Tutto il mondo scientifico ne parla e la notizia conquista la ribalta della cronaca giornalistica anche internazionale e non solo di quella specialistica.

Come può essere possibile che, a distanza di appena quattro anni e con all’attivo altre numerose segnalazioni di ritrovamenti di altri reperti, il sub Giampaolo Mirabile, segnalatore e collaboratore della Soprintendenza del Mare, il benemerito ritrovatore dei fossili di elefante, abbia ricettato beni archeologici di mediocre valore?

Nessuno degli investigatori si pone il problema e paradossalmente neppure la stessa soprintendenza se lo pone e riceve i reperti sequestrati al Mirabile, valutandone l’interesse archeologico e custodendoli presso i propri depositi.

Il vero paradosso è che, dopo una indagine preliminare di un paio di anni, un processo penale durato circa tre anni, metta in evidenza che l’imputato blasonato subacqueo aveva eseguito numerosissimi ritrovamenti e tempestive segnalazioni allaSoprintendenza regionale che autorizzava il Mirabile a detenere in custodia quei beni in attesa che la lentissima macchina burocratica regionale, potesse provvedere al trasferimento nei suoi depositi panormiti.

Quindi i Carabinieri avevano sequestrato ed affidato alla Soprintendenza del Mare, quei reperti archeologici che la stessa Soprintendenza del Mare aveva autorizzato il ritrovatore a detenere per suo conto.

Dopo una serie di testimonianze richieste dal difensore Avv. Franco Messina fra vari dirigenti regionali e lo stesso Soprintendenza prof. Sebastiano Tusa che offre la migliore sintesi della vicenda, dichiarando: “Il signor Mirabile per me è un benemerito dei beni culturali”.

Dopo cinque anni dall’inizio della vicenda giudiziaria, il benemerito sub viene assolto con la formula ampia dell’insussistenza del fatto di reato, ponendo fine ad un ibrida storia giudiziaria. Chissà se il nostro blasonato subacqueo avrà più voglia in futuro di ritrovare altri beni archeologici marini e di farne tempestiva segnalazione alla Soprintendenza. Ma probabilmente si!