L’unica alternativa al fallimento è AirFrance. Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa riferisce alle commissioni Bilancio, Trasporti e Attività produttive della Camera sulla situazione di Alitalia. Torna a confermare che l’investimento del governo è tutto sulla compagnia franco-olandese: è disponibile a «concedere un prestito ponte alla società a fronte dell’effettivo concretizzarsi di una prospettiva di risanamento economico e industriale, purché, in altri termini, esso risulti l’ultima condizione per l’efficacia dell’accordo tra Alitalia e AirFrance-Klm».

In caso contrario, «un prestito ponte non sarebbe praticabile. Lo Stato – aggiunge Padoa Schioppa – non può, in quanto azionista, dare soldi dei contribuenti, in particolare non li può dare a titolo prestito a un destinatario incapace di generare il reddito necessario a ripagarli».
Insomma, bisogna chiudere con i francesi. Perché, ribadisce Padoa Schioppa «se l’offerta di Air France dovesse decadere, verrebbe meno l’unica proposta di acquisto». E soprattutto perché la questione Alitalia non può essere un tema da campagna elettorale.

«Dall’esito che la trattativa avrà nei prossimi giorni, anzi nelle prossime ore – sottolinea il ministro – dipenderà il funzionamento per molti anni a venire di un servizio essenziale per il nostro sistema economico e per la vita degli italiani, oltre che il destino di migliaia di famiglie di lavoratori». «Sarebbe un ben amaro destino – aggiunge – se una compagnia portata allo stremo da anni di rapporto perverso con la politica ricevesse il colpo mortale da uno sfruttamento elettoralistico dei suoi mali o da una mancata intesa sindacale».

Il confronto tra il presidente francese Spinetta e i sindacati riprende mercoledì alle 12. Air France si dice pronta ad alcune concessioni su flotta, cargo e perimetro aziendale nella seconda giornata di trattative, dopo l’abbandono del tavolo da parte della Uilt: Spinetta starebbe valutando la disponibilità, per quanto riguarda la flotta, di anticipare al 2009 l’ingresso di un nuovo aereo, un Boeing 777, che garantirebbe il reimpiego di 100 assistenti di volo e 12 piloti, e di tenere 3 Md80, che assicurerebbe lavoro a 30 piloti e 60 assistenti di volo. Nel piano presentato lunedì da Spinetta era prevista invece l’introduzione di un aereo nuovo all’anno dal 2010 al 2018 e la messa a terra di 16 Md80.

Per quanto riguarda il cargo, per il quale era prevista la chiusura nel 2010, si sta valutando di rimandare al 2009 la valutazione della produttività del settore, per poi riconsiderare un’eventuale chiusura. Sul fronte del perimetro aziendale, Air France-Klm sta pensando inoltre di tenere Atitech all’interno dell’Alitalia.

Secondo il leader della Cgil Guglielmo Epifani al momento «non c’è alternativa ad un accordo con Air France», o meglio l’unica alternativa sarebbe il fallimento «e poichè voglio evitare questa possibilità – ha insistito il segretario generale della Cgil a margine di un convegno – tratto con Air France».

Ma anche i dissenzienti della Uil, che lunedì ha rotto il fronte sindacale, si notano degli avvicinamenti. Spiegando le motivazioni che hanno portato la Uilt ad abbandonare il tavolo della trattativa, il segretario generale Luigi Angeletti ha ricordato che il suo sindacato «malgrado le premesse e la gestione infelici, ha sempre sostenuto che Air France fosse l’unica proposta possibile da prendere in considerazione» e che «continua a pensarlo, non essendoci realistiche alternative e non confidando nelle promesse». Angeletti ha detto di non volere però una «trattativa finta». E di essere in grado di risedersi al tavolo solo in caso Air France si dimostri «disposta a cambiare il piano industriale, per ciò che riguarda gli esuberi e il perimetro aziendale», cosa che sembra ora possibile. E «se ci assicura – continua Angeletti – che si tratta dell’ultima trattativa senza nessuna appendice con quello che sarà il nuovo governo».

Intanto, almeno duecento lavoratori sono già riuniti davanti al centro direzione Alitalia della Magliana. In attesa che si dia l’accelerata finale alla vendita di quella che «in termini formali è un’impresa» ma che, ha aggiunto Padoa Schioppa, «da anni distrugge, non crea valore aggiunto».

(www.unita.it)