“Al Tribunale” PalermoSi è cosparso di benzina, pronto a darsi fuoco. Poco più di 250 euro al mese per vivere, una causa di divorzio in corso che non gli rende giustizia, una leucemia che complica gravemente le cose. Lo racconta il cartello che ha tenuto in mano finché non ha preso la tanica da 5 litri per svuotarsela addosso. I vestiti zuppi di benzina, in mano un accendino. È al centro della strada, davanti all’ingresso del vecchio Palazzo di Giustizia di Palermo.

Più giù, in strada, gli automobilisti ignari procedono a rilento, la chiazza di combustibile si allarga al centro della strada. V.C., 65 anni, è pronto ad azionare l’accendino. Un carabiniere gli piomba addosso, bloccandolo e riuscendo a togliergli l’accendino. Nel frattempo arrivano i rinforzi: in pochi istanti la zona è presidiata dalle forze dell’ordine.

Per strada il traffico rallenta, qualcuno pensa al morto ammazzato, all’attentato di mafia. Per fortuna non è morto nessuno.

Arriva l’ambulanza, ma V.C. non vuol essere trasportato in ospedale. Cercano di sedarlo, di tranquillizzarlo, ma lui non può. Ha tanto da raccontare, tanto da chiedere. Vuole tornare in strada, i vestiti che ancora puzzano di benzina: gli infermieri gli fanno togliere almeno la giacca, che viene appesa allo sportello dell’ambulanza ferma accanto all’ingresso del tribunale. I passanti rallentano per capire cos’è successo. Al carabiniere che tenta di farlo ragionare risponde con toni esagitati, continuando a inveire. Il carabiniere gli dice che possono costringerlo a restare dov’è e allora V.C. si accende di nuovo, si toglie di scatto l’apparecchietto che gli monitora le pulsazioni cardiache e scende dall’ambulanza. “Mi arresti, mi metta le manette! Se è un uomo, mi metta le manette” dice esagitato, puntandogli il dito contro.


V.C. forse non vuole realmente essere arrestato, avrà già a che fare con le complicazioni giudiziare del suo folle gesto. V.C. non vuole neanche andare in ospedale, vuole solo sia fatta giustizia: pensionato, con invalidità civile, è separato da circa 15 anni. Ai carabinieri ha detto che ieri aveva partecipato all’udienza civile contro la propria convivente: la vicenda giudiziaria dura da circa 14 anni, ieri l’ennesimo rinvio ad altra data. Chissà se così avrà un diverso riscontro dalle autorità. Con la speranza che non sia indispensabile ricorrere a tanto perché in Italia venga fatta giustizia. In tempi giusti.

Antonella Giovinco
per siciliainformazioni.com