agenda rossa“A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l’Italia tutta ha sacrificato la sua vita.
A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese”.
Così si esprime Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D’Amelio nella strage del ’92, in una lettera scritta insieme ai giovani delle agende rosse.

Il colore non è politico, il rosso è quello della copertina dell’agenda del giudice, sparita il giorno della strage e ancora non ritrovata. È il colore di quelle agende che si sono moltiplicate nelle mani di tanti cittadini che, sollevandola in alto, hanno chiesto giustizia e verità. Sono le stesse agende che il 18 luglio scorso, con sudore e rabbia, hanno scalato il Monte Pellegrino fino al Castello Utveggio, dove si presume sia partito il segnale per far esplodere l’ordigno di via D’Amelio. Da allora il fiume delle agende rosse sembra essersi ingrossato e il 26 settembre lo si vedrà scorrere per le vie di Roma.

È proprio Salvatore Borsellino ad organizzare la manifestazione. Una persona per bene che da tempo chiede verità e giustizia per coloro che sono morti per difendere l’Italia dal cancro della mafia e del malaffare.
E oggi in molti hanno condiviso questa lotta che coinvolge tutta quell’Italia che si sente lontana dall’indifferenza che per molti anni ha attraversato il nostro paese.
Tante persone comuni ma anche giornalisti, scrittori, artisti e leader politici hanno aderito alla manifestazione. Lo hanno fatto Sonia Alfano, Marco Travaglio, Gioacchino Genchi, Giulio Cavalli, Beppe Lumia, Pino Masciari, Benny Calasanzio, Luigi de Magistris, Gianni Lannes e anche Antonio Di Pietro che, condividendo pienamente l’iniziativa, si è offerto anche per sostenere in parte gli oneri economici della manifestazione, che rimane comunque di carattere spontaneo e popolare.

Ma se i mandanti occulti della strage siedono ancora sugli scranni del potere, non è difficile immaginare le reazioni di quei giornali e televisioni che al potere sono indubbiamente collegati.
Già dall’indomani della manifestazione, non sarebbe difficile trovare titoli del tipo “E Tonino paga la sua marcia su Roma”, oppure “L’antiberlusconismo dei professionisti dell’antimafia”.
Le tecniche per disinformare sono tante e certi direttori le conoscono molto bene.
Non ci vuole molto, basta un servizio su Rai Uno dove chirurgicamente venga estrapolata una frase dal contesto ed ecco che possono essere costruite offese alle alte cariche dello Stato e attacchi alla giustizia, un po’ come è stato fatto per piazza Farnese.

Purtroppo, più che la stampa, quello che conta in Italia è la televisione. Perché non è con i giornali che la maggior parte degli italiani si informa. Le cose che la gente sa, le ha sentite dalla tv, dove il monopolio, a parte quei pochi “farabutti” di “Report” e “Annozero”, è praticamente assoluto.
E dato che a detenere quel monopolio è un politico, il gioco è fatto.
E’ per questo che forse, per capire bene che cosa sarà il prossimo 26 settembre, occorrerebbe esserci, parlare con la gente, percepirne l’atmosfera, la rabbia, la voglia di cambiamento e di giustizia. Parteciperanno in tanti da tutta l’Italia e molti seguiranno l’evento dal web. Sempre più persone, oltre a chiedere giustizia, avranno così la possibilità di confrontare ciò che hanno visto e sentito in quella giornata con quello che verrà riportato da certa tv. Sempre più persone si renderanno conto di come può essere trasformata la realtà. La propria realtà che, come spesso accade, viene ritrovata quasi per intero, senza tagli e sapienti montaggi, sulla rete.

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Egidio Morici
www.500firme.it