Doveva animare il festival. C’è decisamente riuscito. Tanto è pesato l’intervento di Adriano Celentano che già questa mattina Sanremo è in subbuglio.

Rinviata la conferenza stampa e commissariata l’intera kermesse, con il direttore generale Lorenza Lei che manda Antonio Marano a “coordinare” l’evento. Senza contare le reazioni, molte e di tono decisamente nervoso, arrivate dal mondo cattolico e dalla politica dopo che il Molleggiato, ieri sera, è arrivato a chiedere la chisura di Avvenire e Famiglia Cristiana.

Adriano Celentano è solo un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”: passa al contrattacco Famiglia Cristiana. Per la rivista, che aveva criticato gli ingaggi di Celentano – poi devoluti in beneficenza – evidentemente è “lesa maestà…. Stando nel nostro orticello, di tutto possiamo essere accusati ma non di non parlare di Dio, fede e religione e dei bisogni spirituali dell’uomo di oggi. Celentano è proprio sfortunato: a partire dal numero 9, in edicola e in parrocchia da giovedì 23 febbraio, Famiglia Cristiana uscirà con una serie di testi dei maestri della spiritualità contemporanea. Sarà bene offrire un abbonamento omaggio al Re degli Ignoranti, in modo che possa conoscerci meglio”.

Con lo show di ieri, del resto, il Molleggiato ha attirato non pochi strali. La Sir, l’agenzia vaticana, ha espresso “più amarezza che disappunto” per le parole pronunciate ieri da Celentano. Secondo l’agenzia della Cei, “quando l’ignoranza prende il microfono per diffondere il suo messaggio è doveroso replicare, seppur con serenità e rispetto delle persone, per amore della verità” e dunque occorre dire che “i giudizi di Adriano Celentano sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui. Vuoto di conoscenza di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta. Un vuoto voluto, e quindi – rileva la nota – ancor più triste, perché a tutti è possibile conoscere e comprendere il ruolo laico dei media cattolici nel nostro Paese. Il giorno dopo – conclude – c’è forse da attendersi che a parole insensate, cioè impensate, seguano parole pensate e di scusa. Anche senza microfono”.

Ma le critiche non sono piovute solo da ambienti religiosi

Mentre la Rai per un verso gioisce dei risultati ottenuti – più di 14 milioni di spettatori e il 48,5% di share nella prima parte – dall’altra parte attacca lo show del Molleggiato. “La chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai: sono cose brutte e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena”. Così Mauro Mazza, direttore di Rai1: “Se fossimo di fronte a un filosofo contemporaneo, come Sgalambro o Cacciari – ha aggiunto Mazza – potremmo discutere, contrastare. Ma la chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai. Sono cose brutte, e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena”. Il direttore della rete ammiraglia Rai ha sottolineato quindi che Celentano è sì “un grande cantante” ma anche “un pessimo telecomunicatore”, concludendo che “sappiamo però chi ci mettiamo in casa: se si prende Celentano, lo si prende con il fiocco, tutto compreso”.

E volano giudizi anche dal mondo politico

Lupi, Formigoni, Letta, Buttiglione: molti degli esponenti di area cattolica hanno criticato l’intervento di Celentano, giudicato, nel migliore dei casi “al tramonto”. Fa eccezione al coro, per una volta, Sandro Bondi, che così ha commentato: “Al di là di certe sgradevoli provocazioni, l’apparizione ieri sera al festival di Sanremo di Adriano Celentano può essere letta come un imprevedibile e commovente discorso sulla fede, un discorso pieno di pietà religiosa sulla vita e sulla morte, un discorso sull’amore che è il segno distintivo del cristianesimo. Mai in uno spettacolo pubblico così popolare era stato elevato un grido così vibrante in difesa di una fede autentica”.

Silvia Truzzi
per ilfattoquotidiano.it