[di Max Firreri] Erano le 13,50 dell’11 luglio del 1943, in piena Seconda Guerra mondiale e nel secondo giorno degli Alleati in Sicilia, quando un A-36 «Apache» in sorvolo sulla provincia di Trapani, venne attaccato – e abbattuto – dai tedeschi che stavano sabotando un treno tra Castelvetrano e Partanna.

Quell’aereo faceva parte del 17° Bombardment Squadron che in Sicilia stava conducendo l’operazione «Operation Husky»: il velivolo cadde in fiamme nelle campagne tra Santa Ninfa e Partanna. Il pilota, un americano secondo tenente, morì e i suoi resti non sono stati mai recuperati. Ora, dopo 75 anni, il Dipartimento americano della difesa vuole trovarli per «ridare onore a un fratello».

A Santa Ninfa, nel punto d’impatto, e per la prima volta in Sicilia, sono arrivati 45 soldati della Defense POW/MIA Accounting dello stesso Dipartimento, l’agenzia che dal 2015 si occupa di trovare nel mondo i resti degli americani che sono morti sul campo o che sono stati prigionieri nei più importanti conflitti mondiali. In 41 nazioni sono 82 mila le vittime originarie dagli Usa, soltanto 27.500 nell’area euro-mediterranea, 1.400 in Italia.

Tra questi c’è il pilota secondo tenente di cui in questi giorni, in un uliveto nelle campagne tra Santa Ninfa e Partanna, si cercano i resti: frammenti di ossa (se ne saranno trovati) sui quali, una volta portati nei laboratori ad Hawaii, si studierà il Dna tramite la tecnologia Next-generation sequencing. «La nostra missione è quella di cercare, identificare e restituire ai familiari i resti dei nostri fratelli americani morti nel mondo durante i conflitti – ha spiegato l’ammiraglio Jon Kreitz, vice direttore dell’Agenzia e in questi giorni in visita agli scavi – non vogliamo lasciare nulla al caso ma ridare onore, anche dopo così tanto tempo, agli americani che sono caduti in conflitto».

Non c’è solo l’aspetto militare dentro l’Agenzia che dipende dal Dipartimento della difesa, ma anche quello storico e archeologico. Ecco perché a Santa Ninfa gli scavi per il recupero sono iniziati dopo due anni di ricerche: «Siamo stati agli archivi e ai cimiteri di Castelvetrano, Partanna e Santa Ninfa per trovare traccia di questo pilota – spiega l’archeologo Clive Vella – poi, avuto esito negativo e conosciuto il punto esatto dell’impatto, abbiamo effettuato un sopralluogo con i metal detector, riscontrando la presenza di materiale ferroso», verosimilmente resti dell’aereo. Dopo due anni l’avvio della campagna di scavo, in sinergia con Rossella Giglio, responsabile della sezione archeologica della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani.

Sul campo le operazioni sono coordinate dallo stesso Villa, dal capitano Justin Harty e dal primo sergente Marcus Taylor. Il gruppo di lavoro, con i 45 soldati provenienti dalla base americana dell’Agenzia, per effettuare lo scavo, si sono dapprima ritrovati nel distaccamento tedesco, con un volo militare sono arrivati a Sigonella e poi, con i mezzi gommati, sino in provincia di Trapani. Le ricerche degli americani morti e dispersi nel secondo conflitto mondiale durarono sino al 1951, poi vennero interrotte. Nel 2010 il Congresso degli Usa ha dato mandato al Dipartimento della difesa di riprendere l’attività. L’identità di questo secondo tenente, seppur conosciuta dagli uomini dell’Agenzia, per ragioni militari e di sicurezza non verrà resa nota, «sino a quando non si completeranno le operazioni di avvenuta certezza dell’identità con gli esami sui frammenti ossei che potremo trovare» ha detto Villa.

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia