Nel Belice, oltre il 45 % dei residenti, è senza occupazione e nelle banche si trovano oltre 1 miliardo e 200 milioni di depositi bancari o nei prodotti postali.

I dati statistici rilevati dagli archivi della Banca d’Italia e dal centro studi di alcune organizzazioni sindacali, indicano una evidente contraddizione sull’attuale stato economico del territorio, colpito dal terremoto del 1968.

banca-soldi-324x230I belicini, attualmente , senza un lavoro fisso di età compresa tra i 18 e i 60 anni vanno oltre le 30 mila unità. Una cifra statistica che indica la profonda crisi del sistema economico del Belice. Territorio che, per certi versi, vive ancora della stagione dei contributi legati al sisma del 1968.

Secondo i dati della Banca d’Italia, tra Castelvetrano, Partanna e Campobello di Mazara, depositati negli istituti di credito e nei libretti postali ci sono attualmente centinaia di milioni di Euro e gestiti nei vari prodotti finanziari, da istituti specializzati.

A Castelvetrano rimangono depositati oltre 760 milioni di Euro, a Partanna la cifra sfiora i 300 milioni di Euro e a Campobello di Mazara gli istituti di credito presenti, ne gestiscono 270 milioni di Euro circa.

I dati bancari , riferiti all’anno 2015, indicano anche la presenza di molti soldi a risparmio anche nelle città Salemi e Santa Ninfa. Tra i due comuni , ci sarebbero oltre 500 milioni di Euro. I dati della Banca d’ Italia confermano la vocazione al risparmio di molti belicini parsimoniosi.

I numeri del risparmio presente nelle banche ,dimostrano la scarsa vocazione agli investimenti degli abitanti del Belice che continuano ad accumulare ricchezza e a preferire le banche o la posta come luogo di conservazione.

La cifra aggiornata al 2015, nonostante la crisi e il delicato momento congiunturale continua a crescere. Nel 2013 tra Castelvetrano, Partanna e Campobello di Mazara c’erano poco più di un miliardo di Euro.

Sempre secondo i dati pubblicati dal sistema statistico collegato alla Banca d’Italia negli stessi comuni ci sono e, risultano attivi, nei vari istituti di credito,oltre 30 mila conti correnti. La crisi che attanaglia tante piccole e medie imprese e molti cittadini che non trovano lavoro o vivono come precari, non colpisce le banche che da questo territorio possono ottenere molta liquidità, restituendo molto meno nei prestiti alle imprese Per i risparmiatori invece, la crisi non esiste visto che nel 2015 solo i castelvetranesi hanno aggiunto al risparmio altri 90 milioni di Euro. Il dato, giustificherebbe la presenza di tanti istituti di credito nelle varie città.

«I dati del risparmio- commenta Gaspare Giaramita segretario della locale della Camera del Lavoro della Cigl- indicano la poca volontà di chi ha soldi a creare economia. Il dato bancario fa da contrasto ai dati occupazionali e imprenditoriali.

Negli ultimi anni- aggiunge Giaramita- nel Belice, sono stati persi migliaia di posti di lavoro e decine di aziende hanno chiuso i battenti. Se non si creano le condizioni per far ripartire gli investimenti pubblici o privati, – conclude Giaramita-non si possono creare posti di lavoro.

Le banche, dal canto loro, non possono sostituirsi alle pubbliche istituzioni e per le norme in vigore, sono molto rigide nella concessione di prestiti all’imprese e questo crea molte difficoltà a tutte le attività che intendono continuare a fare impresa. L’accesso al credito è un problema molto serio e che spesso consente alla malavita di infiltrarsi».

Dunque, i belicini che riescono a risparmiare , continuano ad avere fiducia ai direttori delle banche e ai promotori finanziari. Tutto questo indica un ristagno dell’economia che consente agli istituti di credito di prelevare soldi nelle città trapanesi e belicine e poterli usufruire per linee di credito verso strutture economiche più organizzate e del nord italia.

In parole semplici, molte banche prendono i soldi a risparmio nei comuni siciliani e li propongono, come possibili finanziamenti alle aziende nelle regioni del nord Italia , doe molte imprese hanno parametri di “rating” alti e consoni all’accordi di Basilea che ha penalizzato fortemente le imprese meridionali

Filippo Siragusa
per GdS.it