Innumerevoli convegni, incontri e dibattiti sono stati promossi nella nostra comunità sul concetto di “legalità” ma solo quando sono i più piccoli a scatenare la discussione, si può davvero comprendere il “peso” di questo valore.

Lo stimolo nasce oggi da un articolo di Davide Testa che sul blog DBtalk racconta di un fatto che vede coinvolta una giovane studentessa di Castelvetrano che a soli 12 anni si sente presa per “sbirro” per il solo fatto di aver (..correttamente) denunciato ai docenti, il comportamento scorretto di un compagno.

Da questo fatto ne nasce una sorte di intervista che attira l’attenzione anche del primo cittadino Felice Errante che scrive: “Angela è una bambina di 12 anni, ma credo sarebbe più corretto dire una ragazza, che conosco sin dalla più tenera età, sono amico di entrambi i suoi genitori, ed ho sempre apprezzato la sua vivace intelligenza e i suoi modi garbati.

Prendetevi cinque minuti e leggete la testimonianza che Angela ha scritto e non potrete che rimanere a bocca aperta per la profondità e la maturità del suo pensiero”

Quando mi viene assegnato di trattare un nuovo argomento – scrive Angela – per abitudine presa sin da piccola, mi piace cercare sul vocabolario l’esatto significato della parola-chiave. Così, anche questa volta, sono “partita” alla ricerca del termine “legalità” e ciò che ho trovato è stato:“conformità alle leggi”. Non so esattamente perché, ma questo significato mi ha un po’ delusa; l’ho trovato troppo tecnico e formale.

E’ come se il significato del dizionario, da me sicuramente non interpretato alla perfezione, mi indirizzasse solo ad un rispetto delle regole del vivere civile, ad una esteriore correttezza comportamentale. La “mia” legalità viene dal cuore, è più interiore.

Io nel termine “legalità” vedo giustizia ,rispetto, moralità, correttezza di animo. Se è presente la “mia lega-moralità”, credo che tutto il resto discenda come corollario. Legalità è senz’altro rispetto per le regole, ma prima di tutto per quelle che proteggono il debole dalle vessazioni del più forte, per quelle che permettono di fare integrare chi si trova in difficoltà, per quelle che non inducono a coprire chi si comporta male.

Credo esista infatti una illegalità omissiva, ben più colpevole di quanto si possa pensare: l’illegalità del non agire per paura, per non correre il rischio di essere allontanati da un gruppo, l’illegalità di chi non parla dinanzi a qualcosa di ingiusto per non prendere posizione, l’illegalità di chi, pur sapendo, tace, l’illegalità dell’uniformità alla massa. Sono sicura, io, che questo tipo di comportamento sia fortemente condannabile perché tacitamente permette agli altri di agire male. Io sono ancora una bambina, ho dodici anni, ma quando noto, anche in classe, che vince la furbizia sulla correttezza, che chi rischia e chi osa subisce e chi tace e nasconde vince, provo una rabbia “rivoluzionaria”.

E poi esco fuori ed ascolto magari i miei genitori che dicono che ci sono delle tasse che si devono pagare, per legge, entro una certa data; in caso contrario, si è costretti a versare, in più, una mora. Ci sono situazioni però, secondo me ben più gravi, per cui non c’è alcuna mora da pagare: se allontani o prendi in giro un disabile non paghi la mora, se la furbizia ti permette di fregare il più debole, non c’è una mora da pagare, se un ragazzo, solo perché proviene da una situazione familiare difficile, viene subito etichettato, non credo ci sia sovrattassa. O forse sì, ed è ancora più salata: è quella dell’anima tiepida, quella del non stupirsi e del non vergognarsi più per niente, quella del non fare più caso a niente, quella del non sapere chiedere scusa, quella che ci fa ritrovare ad essere divenuti indifferenti di fronte a qualunque scorrettezza.

E poi c’è la falsa legalità: ancor più subdola: quella di chi, se non è visto dal vicino di casa, butta la spazzatura a qualunque ora, salvo poi dichiarare di tenere all’ambiente, quella di chi, approfittando dell’assenza del datore di lavoro si allontana dallo studio per andare al bar, salvo poi lamentarsi perché tutto in Italia va male. Ma quando ho accennato sopra alle “stupide vittorie” dei furbi, credo di avere già implicitamente toccato l’argomento. La legalità abbraccia tutta la vita, tutte le azioni quotidiane, tutti gli approcci e i rapporti umani; la legalità dobbiamo cercarla e trovarla dentro il nostro cuore, la spinta deve venire da dentro. Se il nostro cuore, anziché essere educato all’amore, è educato all’egoistico predominio dell’io…inutile parlare di legalità.

L’articolo completo si trova su DBtalk al seguente indirizzo:

http://www.dbtalk.it/legalita-riflessioni-di-una-dodicenne-iosonoangela/